«Hollande ci piace, anche se non ci somiglia del tutto»

Il successo di Hollande in Francia riporta a galla nel Pd la spaccature tra i vertici e l’area democrat che teme uno sbilanciamento a sinistra. Intervista a Silvio Sircana, parlamentare del partito bersaniano.

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Il successo di François Hollande al primo turno delle elezioni francesi fa sorridere Pier Luigi Bersani. Il leader democratico non ha nascosto le sue speranze a lungo termine: il candidato socialista, se eletto al ballottaggio, potrebbe fare pressione sul cancelliere tedesco Angela Merkel, e di conseguenza il quadro cambierebbe anche in Italia. Al tempo stesso, Hollande ha riportato a galla nel Pd una serie di spaccature: se i vertici del partito sono entusiasti, l’area democrat teme uno sbilanciamento a sinistra e ricorda che l’obiettivo è quello di costruire una larga coalizione in grado di dialogare con Pier Ferdinando Casini. Certo, la sinistra francese sta recuperando (mai un candidato socialista ha ottenuto questi numeri, dal 1988) e sembra essere uscita dalla fase di stanca dell’ultimo decennio, ma quali ripercussioni ci saranno, ammesso che ci saranno, sugli equilibri italiani?

Per il senatore del Pd Silvio Sircana, ex portavoce del governo Prodi, fare un paragone tra le due realtà è prematuro quanto sbagliato: «La politica francese ha ancora una sua forza, esprime delle idee, c’è una certa solidità. In Italia, in questo momento, si vaga tra l’assenza della politica e l’anti-politica». Sicuramente, però, un cambio di guida del governo francese potrebbe scompaginare i rapporti di forza europei. La speranza è che si spezzi «quell’asse franco-tedesco che ha portato a coniare il termine “Merkozy”. La Francia potrebbe influenzare una politica meno prudente, e più coraggiosa, in grado di salvare l’Europa dalla crisi. Potrebbe essere una boccata d’ossigeno indiretta».

Perché allora nel Pd c’è chi mette le mani avanti? «Credo sia giusto guardare agli altri paesi europei, per capire da che parte tira il vento. E sperando che il vento si sposti anche da noi. Ovviamente, una maggiore forza della presenza socialista in Europa potrebbe tonificare un po’ la posizione del Pd. La tesi di chi individua in Hollande un pericoloso sovversivo di sinistra, non la condivido affatto. Mi stupisce che parte del mio partito ne paventi il successo. Il contesto italiano è molto più complicato. E indefinito, per il momento».

Hollande dichiara che il suo vero avversario non è Sarkozy, ma la finanza. Il Pd di Bersani, intanto, vota compatto l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione. Hollande assicura che, se sarà eletto, bloccherà il Fiscal Compact voluto dalla Germania. Bersani ribadisce il sostegno al governo Monti fino al 2013. Ma Bersani e Hollande non avevano firmato insieme il manifesto di Parigi, non più tardi di due mesi fa, per porre le basi per l’Europa di sinistra del prossimo futuro? «In politica non si sceglie chi ti somiglia come una goccia d’acqua. Si sceglie quello che ti somiglia di più. Si ragiona, anche al momento del voto, valutando chi ha detto le cose più condivisibili. E certo Hollande è più simile al Pd che non Sarkozy. Non si è d’accordo su tutto nemmeno in una famiglia, figuriamoci nel partito democratico».

Nichi Vendola ha speso per Hollande parole di grande elogio: «Se fossi in Francia sarei un suo militante forsennato. Ci fa battere forte il cuore, contro l’Europa liberista che ci sta strangolando». Hollande è simile anche a Sel, che ha già in cantiere gli “stati generali del futuro”, in autunno, per rimettere in corsa l’alleanza di tutta la sinistra europea? «Come impostazione, e come visione della società, è il Pd a ricalcare il modello Hollande. Che tiene a debita distanza le forze, per così dire, estreme».

 

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