«Ho orrore di uno Stato che trova legittimo e legale tenere in carcere Formigoni»

Il radicale Valter Vecellio contro «una inutile e crudele vendetta da meschini manettari». E ancora lettere per l’ex governatore lombardo dai lettori

Roberto Formigoni

Vi prego di voler trasmettere al presidente Formigoni la mia gratitudine per lo splendido lavoro svolto in Regione Lombardia e l’auspicio che possa tornare presto al suo domicilio, tra le persone che lo stimano e gli vogliono bene.
Gabriella P.

Buongiorno a tutta la redazione. Vi scrissi alla fine di marzo per fare avere al presidente Formigoni una mia lettera, che avete anche pubblicato. Ora, a distanza di tempo, ho il desiderio di avere altre notizie della salute, non solo fisica, di Roberto. Vi chiedo di fargli avere la mia lettera e di pubblicare notizie, se potete, circa la sua condizione attuale. Grazie di cuore. Buon lavoro.
Elisa Maccari

Ciao Roberto, da tanto volevo inviarti un saluto affettuoso, però sappi che sei oggetto dell’offerta del mio quotidiano e della mia preghiera. Volevo che almeno non terminasse questo tempo pasquale senza inviarti l’abbraccio di pace che solo il Signore risorto assicura.
Maria Rita Casalboni

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Cari amici lettori, come vedete, non ci siamo dimenticati e non ci dimenticheremo di Roberto Formigoni e della sua incarcerazione, uno scandalo perfino peggiore della sua condanna. Continuate a scriverci e a scrivergli (le istruzioni in fondo a questa pagina), noi continueremo a pubblicarvi. Potete stare certi che avrete presto notizie sulla sua situazione.

Nell’attesa, per gentile concessione dell’editore, proponiamo di seguito un articolo scritto per l’edizione del Dubbio di venerdì 31 maggio da Valter Vecellio, giornalista e militante radicale di lunga data. Un altro che, pur da convinto avversario politico, non si dimentica di lui e dell’ingiustizia che sta subendo.

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Le porte del carcere gli si sono aperte il 22 febbraio di quest’anno. Mi riferisco a Roberto Formigoni, il “Celeste”, come s’usava dire: già presidente della regione Lombardia, senatore, esponente di Comunione e Liberazione con addirittura l’ambizione di sostituire Silvio Berlusconi alla guida Forza Italia. Condannato definitivamente per corruzione, non dico sia innocente. Non ho seguito a sufficienza, l’iter giudiziario, e non mi pronuncio nel merito.

Osservo che è nato il 30 marzo 1947. Dunque 72 anni suonati. Politicamente rovinato. Non è comunque colpevole di reati di sangue, non ci sono vittime e parenti di vittime che possano sentirsi offesi o oltraggiati se per una volta lo Stato non mostra il volto di Dracone, ma quello più benevolo e pragmatico di un Cesare Beccaria: che voleva sì pene, ma certe, e soprattutto rapide e proporzionate.

La domanda cui occorre dare risposta è: dove sta, oggi, il sugo nel tenere in galera un Formigoni non più potente e arrogante “Celeste”, ma un vecchio che è l’ombra del potente che fu? Meglio per tutti non sarebbe la concessione dei domiciliari? Li si è dati a Silvio Berlusconi; perfino, a un certo punto, a un nazista come Erich Priebke, uno dei massacratori dell’eccidio alle Ardeatine. Formigoni è più di loro colpevole? Lo si dica, lo si spieghi. Lo chiedo, lo domando da iscritto a quel partito, il Partito Radicale, che nulla concesse al Formigoni potente, prepotente, impudente. Penso che Marco Pannella per primo insorgerebbe, di fronte a questa situazione.

Mi inquieta che Formigoni sia stato condannato sulla base della legge cosiddetta “spazza- corrotti” retroattivamente applicata. Mi preoccupa che si siano equiparati i reati contro la Pubblica Amministrazione, come la corruzione, ai reati tipici della criminalità organizzata, precludendo così l’accesso ai benefici penitenziari.

A chi e a cosa serve un Formigoni vecchio e politicamente impotente, in una cella? Perché negargli un lavoro socialmente utile? Mi pare, quella contro Formigoni una inutile e crudele vendetta da meschini manettari. Ho orrore di uno Stato e di una corte di giustizia che trova legittimo e legale tutto ciò. E ho orrore di come tutto ciò sia accettato, subito, perfino considerato ‘ normale’.

Voglio sperare e credere di non essere il solo a provare questo orrore, questo senso di ripulsa. Questo riguarda anche tanti miei colleghi giornalisti, autori di articoli e servizi a dir poco crudeli, ora che Formigoni è in ginocchio; mi chiedo dov’erano, cosa facevano, in cosa erano impegnati, quando il “Celeste” era sugli altari…

Vecchia regola, si dirà, l’esser forti coi deboli, debole con i forti. Vecchia regola, ma non per questo, meno ripugnante. Se c’è un momento di andare a stringere la mano a Formigoni, è questo.

Valter Vecellio, il Dubbio, 31 maggio 2019

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Foto Ansa