Hanno vinto i veri popolari

L’ospite/Formigoni

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Sono passate quasi due settimane dalle elezioni europee del 13 giugno, e a bocce ferme il responso delle urne appare ancora più netto e inconfutabile: il vecchio continente è già stanco dell’eurosinistra. I cittadini dell’Unione Europea sono già stanchi di una politica fatta di pura immagine e di promesse mancate ma anche di soffocamento delle forze produttive e delle libere iniziative dei soggetti sociali. E tendono a premiare quelle forze che, a livello dei singoli paesi come a livello di Unione Europea, affermano il primato della società contro lo strapotere degli apparati, sia quelli del centralismo statalista dei singoli paesi governati dalla sinistra, sia quelli della burocrazia accentratrice e omologante di Bruxelles. Questo è particolarmente vero in Italia, dove il successo oltre ogni aspettativa di Forza Italia rappresenta il successo della lungimiranza e dell’intelligenza politica di Berlusconi, che ha saputo e fortissimamente voluto raccordarsi prima, e aderire poi, al Partito Popolare Europeo, senza innervosirsi o perdersi di animo per i lazzi e gli insulti di certi rappresentanti italiani dei popolari che facevano ostruzionismo in tutti i modi. Oggi il destino politico di questi ultimi è avvolto da grossi interrogativi, mentre quello di Forza Italia è già ben disegnato: anche Mino Martinazzoli, che a suo tempo rifiutò l’alleanza fra il neonato Partito Popolare Italiano e la neonata Forza Italia che avrebbe permesso di salvare le chances di centralità politica del centro, oggi è costretto a riconoscere che “chi desiderava il grande centro oggi deve fare riferimento al leader di Forza Italia” e parole ancora più chiare ha usato Giulio Andreotti: “Come la Dc, Forza Italia ha una forte aspirazione alla moderazione. Poi c’è il comun denominatore europeo, il Ppe”. La vittoria di Forza Italia è la vittoria del centro, esorcizzato fino a ieri da un bipolarismo spurio e imperfetto, umiliato da vicende che con la politica c’entrano poco, e oggi tornato al posto d’onore che gli spetta nella tradizione politica italiana. Forza Italia ha saputo aprirsi alla tradizione cattolico-popolare e liberal-popolare, che non era stato possibile articolare bene nella fase iniziale del movimento, e i risultati si sono visti: un successo elettorale come non si ricordava dal ’94 grazie al plusvalore di candidati come Mario Mauro e altri amici.

Ora il partito deve continuare su questa strada, per diventare davvero il partito di tutti gli elettori di centro e di tutti i moderati, un certo numero dei quali sono ancora affiliati alle liste del centro-sinistra o a liste minori. Sia ben chiaro: non si tratta di rifare la Democrazia Cristiana, né va confusa la moderazione della nostra politica col moderatismo tout court.

La Dc ha avuto senso nell’Italia dei tempi della Guerra fredda e delle contraddizioni socio-economiche figlie della prima industrializzazione e del boom economico. Allora si trattava di difendere e conservare certi equilibri. Oggi, invece, chi vota Forza Italia lo fa per esprimere una volontà di cambiamento: la volontà di liberare singoli, famiglie e gruppi sociali dalle pastoie di interessi corporativi che trovano il loro migliore pascolo nell’assetto centralista di uno Stato pigliatutto; la volontà di introdurre un sistema fiscale diverso, una legislazione del lavoro diversa, un sistema scolastico diverso, un sistema sanitario nazionale diverso, un regime del non profit diverso, una politica sull’immigrazione diversa, una riforma della giustizia e, soprattutto nelle grandi città, delle politiche di sicurezza. Il centro che vuole cambiare desidera farlo alleandosi con la destra, perché questa è l’alleanza più naturale in un paese, come il nostro, dominato dallo statalismo della sinistra ammantato di retorica solidarista. Questa alleanza è tanto più ovvia in quanto essa comporta, per la forza dei fatti, la leadership del centro, mentre invece qualunque alleanza con la sinistra si conclude sempre con la subordinazione ad essa, a motivo sia della sua cultura politica che della sua forza elettorale. Voglio concludere lanciando un appello per i ballottaggi delle elezioni comunali e provinciali di domenica. È assolutamente necessario impegnarsi per la vittoria del Polo. In questi tre anni il governo centrale ha finto di riformare il governo del territorio nel senso del decentramento o addirittura del federalismo. Ma è stata solo una spudorata commedia: il governo ha emanato le leggi Bassanini, ma non i decreti attuativi. Bisogna punire quelle amministrazioni locali che hanno cercato di attribuire alle Regioni responsabilità che invece sono dei loro amici del Governo centrale. Il modo migliore è di votare e far votare domenica per i candidati del Polo in tutta Italia.

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