Hamas nomina una portavoce donna. Ma è un trucco mediatico: non c’è alcuna “svolta” su Israele

Israa al-Mudallal è la nuova portavoce dell’organizzazione islamista. Ama i diritti umani, ma non crede che le minoranze siano perseguitate a Gaza. Il suo compito? «Sfatare le menzogne israeliane»

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Se il nuovo portavoce di Hamas fosse stato un signore con la barba lunga nessuno se lo sarebbe filato. Ma Israa al-Mudallal ha un visetto telegenico (truccato all’araba, sostengono i media italiani), non ha perso l’occhio durante il jihad e ha vissuto qualche anno in Inghilterra. Dunque è possibile parlare di svolta di Hamas, anzi di «svolta rosa», come afferma il Secolo d’Italia?

UNA “FEMMINISTA” PER HAMAS. La nomina del nuovo portavoce avviene in un momento delicato per Hamas, spiega Daniel J Levy, del Times of Israel, l’unico giornalista israeliano che sia riuscita a intervistarla finora. I leader di Gaza si sentono isolati, dopo la caduta di Mohamed Morsi in Egitto. All’estero cercano nuovi sostenitori, all’interno promuovono la lotta contro il nemico ebraico, promuovendo leggi che incoraggino gli studenti delle scuole pubbliche alla “resistenza ad Israele”. La nuova portavoce di Hamas rappresenta una rottura con il passato? Certo, al-Mudallal parla di «Israele», anziché di «entità sionista» e dice «io non sono di Hamas, sono un’attivista palestinese che ama il suo Paese»; è poi è una donna, ha una figlia, ha studiato in Inghilterra, ha soli 23 anni (e ha già divorziato, come ha spiegato all’Ansa, in un’intervista intitolata “Gaza: Hamas si apre, giovane madre nuova portavoce”), tuttavia secondo Levy le sue idee coincidono in tutto e per tutto con quelle di Hamas. E Hamas non ha cambiato idea su Israele e sulle modalità con cui governa i territori sotto il suo controllo. Durante l’intervista, nota il giornalista del Times of Israel, la nuova portavoce «si è dimostrata ansiosa di sottolineare la sua attenzione verso i diritti umani e il loro deterioramento a causa delle azioni e delle politiche di Israele. Quando però gli è stato chiesto come si sente a lavorare per un governo con un triste record di maltrattamento delle minoranze (una grande preoccupazione per le ONG come Human Rights Watch e Amnesty International ), ha aggirato la questione: “Io non devo credere a quello che l’Occidente crede di Hamas”».

UMANITÀ NON RELIGIONE. In una delle sue prime interviste dopo la nomina, la giovane portavoce ha dichiarato che si rivolgerà ai media occidentali e israeliani adoperandosi «per cambiare il linguaggio e offrire un quadro diverso della Palestina e di Gaza». All’agenzia stampa palestinese Maan ha poi sintetizzato l’obiettivo del suo lavoro: «I media occidentali hanno cominciato a rendersi conto che i giornalisti israeliani falsificano i fatti, e quindi dobbiamo sforzarci di sfatare le loro menzogne».
Secondo la nuova portavoce di Hamas, l’Occidente non comprende il discorso religioso, quanto piuttosto quello umano. Ecco perché vorrebbe «che la stampa occidentale si concentrasse sulle questioni umanitarie. Sui prigionieri in Palestina, sui rifugiati, sulle donne». E sulle questioni politiche? «Lasciatemi studiare, ne riparleremo magari fra un mese», è la sua risposta data all’Ansa. Al-Mudallal deve ancora imparare il mestiere, spiegano i funzionari della striscia. Parla perfettamente l’inglese, e ora, secondo il quotidiano Asharq Al-Awsat, starebbe facendo un corso accelerato di lingua ebraica per essere in grado di seguire i media israeliani.

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