Indagine sul massimo pittore del Rinascimento tedesco
La Crocifissione di Matthias Grünewald facente parte del celebre altare di Isenheim (1513-1515) conservato nel Musée d’Unterlinden
a Colmar
Al netto del volume compreso nella collana dei Classici dell’Arte Rizzoli (1991), con un saggio introduttivo di Giovanni Testori e catalogo di Piero Bianconi, e poco altro, non mi risultano testi dedicati a Matthias Grünewald per mano di storici dell’arte italiani. L’affronto di un tema – spinoso come la corona di Cristo in croce – qual è Grünewald, la cui esegesi è pressoché in toto appannaggio di studiosi tedeschi o francesi, è un segno di ardimento, e la bellissima monografia scritta da Edoardo Villata va considerata anche come atto di coraggio (e d’amore).
Villata non è nuovo a tale irto argomento, specie di suo chiodo fisso, da quando, nel 2010, svolse all’Università Cattolica di Milano un corso monografico sul sommo pittore tedesco, sfociato in un libro che è molto più di una normale dispensa, dal titolo I chiodi di Grünewald. Poi vi tornò nel 2018 e infine con l’attuale Grünewald. Painter and Mystic of the German Renaissance, che si pone ai più alti livelli della letteratura cri...
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