Grillo fa eleggere Filippo Boriani, poi si accorge che violava il non-statuto e lo epura

Dopo Tavolazzi, è il turno del consigliere bolognese, colpevole di aver violato il non-statuto. Beppe Grillo se n’è accorto solo ora?

Due righe secche, quasi casualmente buttate in fondo a un post come tanti: «Filippo Boriani (nella foto), consigliere al quartiere Saragozza di Bologna, avendo già svolto due mandati prima di quello corrente, è diffidato dall’utilizzo del simbolo del Movimento 5 Stelle». Firmato Beppe Grillo, direttamente sul suo blog. Cosa ha fatto Boriani per finire diffidato? Semplice: ha violato il non-statuto, che prevede alcune regole fondamentali. Come stabilito da Grillo, non ci si può candidare per più di due mandati (“Ogni candidato non dovrà avere assolto in precedenza più di un mandato elettorale, a livello centrale o locale, a prescindere dalla circoscrizione nella quale presenta la propria candidatura”). Non è l’unico problema: l’ex comico ha spesso ribadito la sua contrarietà ai politici di professione, e ciononostante Filippo Boriani (come ha  precisato in tempi non sospetti il suo vecchio compagno di partito Antonio Amorosi) è stato «uno dei fondatori dell’Ulivo a Bologna». Di certo è un politico di professione, con esperienza, che viene da anni di militanza e che (come riportato sul sito del Comune di Bologna) ha già svolto due mandati elettorali come consigliere: nel 1990 e nel 1995, per i Verdi. Il Movimento 5 Stelle, violando il “non statuto”, lo ha candidato comunque alle elezioni amministrative del 2011.

GLI EPURATI. Possibile che Grillo se ne sia accorto solo ora, dopo un anno? Sembra che la sua posizione fosse stata discussa in passato, con una sorta di accordo pre-elettorale di compromesso: possibilità di candidarsi a patto di dimettersi al compimento del decimo anno di mandato, per concentrarsi sull’attività di consigliere di quartiere. Una soluzione salomonica ma difficile da tenere, in una fase politica in cui il M5S non può permettersi di essere associato a dinamiche di partito (o casta che dir si voglia) qualsiasi.
«Abbiamo sbagliato noi a non controllare e fidarci» scrive su Facebook Federica Salsi, consigliere comunale del Movimento 5 stelle. «Nessuno di noi sapeva dei due mandati». La situazione è oltremodo confusa: sui social network girava voce che i sostenitori di Boriani stessero scrivendo una lettera di protesta indirizzata a Grillo per chiedere spiegazioni, poi il post è sparito. Si trattava di una lettera sulla scia di quella inviata dal Movimento Cinque Stelle di Cento in seguito alla vicenda che ha visto come protagonista Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Progetto per Ferrara (lista civica “approvata” da Grillo), espulso per la violazione del non statuto.
E la lista, a questo punto, si fa lunga. Anche Sandra Poppi venne esclusa dai giochi con la stessa formula, un post scriptum sul blog. Consigliere comunale eletta a Modena, ex presidente del Wwf modenese, venne diffidata dall’uso del simbolo a luglio 2012, dopo soli 10 giorni. Lei si era definita «incredula» visto che al momento delle elezioni non era iscritta a nessun partito e non aveva condanne penali.

I DUBBI DEI MILITANTI Come la prenderanno gli attivisti? Dopo il caso di Udine in rete c’è chi segnala altri casi del genere, come quello di Fabrizio Biolè, consigliere regionale del Piemonte, i cui mandati sarebbero addirittura quattro. Qualcuno mette in discussione il non-statuto e invoca un po’ di buonsenso. Altri scrivono che le regole, in quanto tali, devono valere per tutti.
Qualcun altro osserva: «Beppe deve sicuramente avere dei validi motivi per espellere un attivista del movimento. Però sul blog oltre che precisare solo l’ esclusione dovrebbe anche dire le motivazioni in modo che capiscano tutti». E Grillo? «Sapeva» aggiunge un altro, «ma gli ha dato il suo appoggio senza se e senza ma. E ora si alza una mattina e lo caccia? È scorretto».
In un altro commento si legge: «Così si perde credibilità: dopo che è stato eletto ci rendiamo conto che non poteva essere eletto? Allora facciamo entrare nel movimento anche i parlamentari attuali». E a proposito di Parlamento, c’è anche chi si chiede, preoccupato: «Se il livello è questo, come faremo a confrontarci su temi ben più complessi?».

@SirianniChiara