Greenpeace dovrebbe esultare. La sicurezza sulla piattaforma petrolifera russa ha funzionato

Se fossero stati terroristi? Le autorità russe difendono l’arresto degli attivisti di Greenpeace che hanno tentato di impossessarsi di una piattaforma di Gazprom nel mar Artico

Una nave rompighiaccio stipata di apparecchiature elettroniche, abborda con scopi sconosciuti una piattaforma petrolifera russa nel mare Artico. Spie? Terroristi pronti a farsi saltare in aria? Gli uomini al lavoro sull’installazione non possono saperlo ma non si fidano del nome dell’imbarcazione, “Artic Sunrise”. Colti alla sprovvista, cercano di scongiurare l’assalto con gli idranti, e contattano via radio l’Fsb (l’ex Kgb).
Stando ai resoconti russi, è proprio quello che è accaduto sulla piattaforma di Gazprom, quando sette attivisti di Greenpeace, fra cui un italiano, venerdì scorso, hanno tentato di arrampicarsi sull’impianto. Per gli attivisti, attualmente detenuti, ora si prospetta una lunga battaglia legale, anche se, ha commentato il presidente russo, Vladimir Putin, non dovrebbero essere accusati di pirateria ma solo di violazione della legge internazionale.

PROBLEMA DI SICUREZZA. Greenpeace sostiene che si trattasse di un’azione pacifica (di cui i russi non erano a conoscenza), e afferma che i veri pericoli sono rappresentati non dalle proteste ma dalle trivellazioni petrolifere nell’Artico, che Gazprom comincerà nei primi mesi del 2014.
Per i russi la questione è diversa. La sicurezza della piattaforma è un fattore decisivo per la salvaguardia dell’ambiente e impedire una fuoriuscita di greggio che, come sostengono gli attivisti, potrebbe danneggiare oltre 3000 miglia di costa russa. Per questo hanno prontamente respinto l’assalto degli ecologisti, intervenendo con un commando eli-trasportato, impedendo di farli impadronire delle trivelle nel mar Artico.

RISCHIO INCIDENTE. «Quando una nave straniera piena di dotazioni elettroniche dagli scopi sconosciuti e un gruppo di persone, sedicenti ambientalisti, tenta di assaltare una piattaforma di trivellazione ci sono legittimi dubbi sulle loro intenzioni», ha osservato Vladimir Markin, portavoce della Commissione investigativa russa. «Difficile credere che i cosiddetti attivisti non sapessero che la piattaforma è una installazione con un alto livello di rischio, e che ogni azione non autorizzata può portare ad un incidente, che metterebbe in pericolo non solo le persone a bordo ma anche l’ecologia, che si sta zelantemente proteggendo», ha aggiunto.