Grecia. Ricostruiscono la croce distrutta a Lesbo a ottobre: 35 arrestati

Secondo una ong locale, il crocifisso eretto da «aspiranti crociati» disturberebbe i migranti musulmani: «Sbarazziamoci di questo simbolo religioso inappropriato»

Trentacinque persone sono state arrestate (e poi rilasciate) in Grecia per avere eretto senza permessi una grande croce di metallo sull’isola di Lesbo, sulle scogliere sotto il castello di Mitilene. Si arricchisce così di un nuovo episodio la diatriba cominciata ad agosto.

Nell’estate 2018 era stata infatti eretta nella stessa posizione una croce in cemento armato. Il simbolo cristiano aveva scatenato l’ira di una ong locale, “Coesistenza e comunicazione nell’Egeo”, secondo la quale la croce avrebbe infastidito i migranti musulmani accolti (sono oltre 6.500 a vivere ancora sull’isola).

«ASPIRANTI CROCIATI»

In una lettera inviata al Comune di Lesbo, la ong spiegava che «il crocifisso è stato eretto per impedire ai migranti e rifugiati di venire qui a nuotare. Questo atto è illegale e offensivo soprattutto verso il simbolo della cristianità, che è un simbolo di amore e sacrificio, non razzismo e intolleranza». Pur non essendo immediatamente chiaro perché la croce avrebbe dovuto infastidire i musulmani, la ong aveva chiesto al sindaco di «sbarazzarsi di questo simbolo religioso inappropriato in un luogo dove la gente nuota», costruito da «aspiranti crociati».

«VOGLIONO DISTRUGGERE LA NOSTRA CULTURA»

Poco tempo dopo l’invio della lettera, la croce in cemento armato era stata abbattuta, provocando la protesta dei residenti. Non è chiaro quale sarà la sorte del nuovo crocifisso. Un gruppo locale di cittadini (“Movimento dei liberi cittadini di Lesbo”) aveva in precedenza protestate contro il partito Syriza, che si era opposto alla costruzione di un nuovo crocifisso: «Il loro obiettivo finale è la distruzione totale e l’estinzione di ogni elemento greco e cristiano dalla nostra cultura greco-ortodossa».