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Gratta e vincono sempre gli stessi

maggio 16, 2018 Caterina Giojelli

Gratta e Vinci, nuova interrogazione a Bruxelles sulla proroga senza gara della concessione in favore di Lottomatica. Restano le domande sull’imprimatur del governo Gentiloni

Gratta gratta, alla fine vincono sempre gli stessi, ma a che prezzo? «Siamo a rischio sanzioni Ue», aveva dichiarato l’eurodeputato leghista Angelo Ciocca depositando un’interrogazione alla Commissione europea non appena lo Stato italiano aveva disposto il rinnovo automatico, senza previo esperimento di una gara pubblica, delle concessioni del Gratta e Vinci a Lottomatica. Lo ha ribadito interpellando nuovamente la Commissione sulla proroga senza gara della concessione in favore di Lottomatica, dopo la risposta fornita dal commissario al Mercato Interno Elżbieta Bieńkowska.

LA NUOVA INTERROGAZIONE. Il caso, ormai politico, dei Grattini (già discusso la primavera dello scorso anno quando si parlò di “aiuto” e “manina renziana”, e ben confezionato successivamente sotto Natale dal governo Gentiloni per la prossima legislatura) aveva ricevuto l’imprimatur del Senato a novembre, quando una risicata maggioranza in Commissione Bilancio approvò una delle più discusse disposizioni del decreto fiscale per correggere i conti del 2017 e garantire parte di coperture alla legge di Bilancio per il triennio 2018-2020. Tra queste misure, la decisione di estendere la concessione del Gratta e Vinci a Lottomatica: senza gara, per la durata di nove anni e per la stessa cifra sborsata dall’operatore quando si aggiudicò la concessione nove anni fa, «garantendo in questo modo all’unico operatore già incaricato di poter operare in regime di monopolio», dichiara Coccia nell’interrogazione pubblicata il 16 maggio in Commissione, ricordando che «l’articolo 21 del d.l.n. 78/2009 prevede, in rispetto delle norme fondamentali di diritto interno ed europeo, la gestione concorrenziale della concessione e una selezione ad evidenza pubblica ad un numero massimo di quattro operatori». Il rinnovo a Lottomatica si porrebbe dunque in aperto contrasto «con le norme in tema di pubblici affidamenti del diritto interno (d.lgs. n. 50/2016 e direttive 2014/23/UE e 2014/24/UE) e con alcuni tra i capisaldi dei principi del TFU, quali l’articolo 49 che vieta le restrizioni alla libertà di stabilimento dei cittadini UE, oltre al principio di libera concorrenza e di non discriminazione».

COSA NON TORNA. Nonostante il commissario Elżbieta Bieńkowska abbia risposto al primo sollecito dell’europarlamentare che il gioco d’azzardo non è disciplinato da alcuna legislazione specifica a livello comunitario e che gli Stati membri, in rispetto delle norme in materia di mercato interno, possono organizzarsi autonomamente, le perplessità di Ciocca sono state condivise fino a pochi mesi fa da numerosi parlamentari (dalla Lega al M5s, sono tantissimi gli emendamenti proposti a Camera e Santo da diversi partiti contro il prolungamento del monopolio, lo stesso viceministro piddino Enrico Morando aveva annunciato in Commissione Finanze al Senato l’apertura del governo a «eventuali miglioramenti», assicurando che l’orientamento del governo era quello di indire una nuova procedura competitiva, sostituendo i proventi dell’eventuale proroga con quelli della gara) nonché dagli stessi tecnici del servizio Bilancio del Senato che in un dossier sul provvedimento datato 24 ottobre avevano già chiesto chiarimenti: secondo gli economisti di Palazzo Madama, infatti, l’incasso di 800 milioni per il rinnovo della concessione a Lottomatica non sarebbe automatico, tale cifra infatti rappresenta la base d’asta della gara alla quale si presentò la sola Lottomatica nel 2009. Vero è che il quadro normativo che regolava la concessione prevedeva la possibilità di rinnovo per ulteriori nove anni, ma la previsione di nuove e maggiori entrate e di modalità di pagamento anticipate rispetto all’avvio della nuova concessione (dal 1 ottobre 2019) sono da intendersi come «imposizione al concessionario di un nuovo onore» o «mera conferma di un obbligo preesistente»? Secondo Sistema Gioco Italia si tratta di un vero e proprio «rinnovo disposto per legge che, in quanto tale, si pone in palese ed aperto contrasto con le disposizioni del diritto comunitario, con la normativa nazionale-Codice degli Appalti e con la giurisprudenza nel merito che hanno tutti disposto l’obbligo di procedere alle assegnazione di appalti e concessioni attraverso procedure concorrenziali pubbliche vietando il rinnovo dei rapporti in essere».

SOLDI CERTI E SUBITO. Il dato lotteria istantanea che spopola nei bar e nelle tabaccherie di tutta Italia (in 60 mila punti vendita) surclassando il Lotto, ha registrato negli ultimi anni un incremento enorme; da circa 800 milioni nel 2009 si è passati infatti a un volume d’affari pari a 9,2 miliardi di euro l’anno, di cui 1,4 miliardi incassati dall’erario: facile immaginare che grazie all’interesse degli operatori nazionali e internazionali una rimessa a gara avrebbe spuntato allo Stato condizioni ben più vantaggiose. Eppure il decreto ha conferito, all’articolo 20, all’Agenzia delle Dogane il potere di prorogare anticipatamente la concessione in essere (in scadenza nel 2019) in cambio di un’entrata certa e veloce per lo Stato pari a 800 milioni (50 da versare subito e altri 750 nel 2018). La tesi del governo che teme di mettere a rischio le coperture immediate viene però smentita a novembre, quando Sisal mette sul piatto la disponibilità a partecipare attraverso il fondo Cvc Capital Partners a una gara pagando il necessario: 800 milioni come base d’asta e un anticipo di 50 entro il 31 dicembre 2017 «al fine di mantenere inalterate le previsioni di cassa allo stato previste».

I RICORSI AL TAR. Dal governo non c’è stato cenno di risposta, il 20 novembre viene posta la fiducia sul collegato fiscale e a dicembre viene incassata la prima tranche da 50 milioni pagati da Lottomatica. Ma la partita è tutt’altro che chiusa. Il 2 gennaio Sisal ha fatto ricorso al Tar del Lazio, richiamando la fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate nei confronti dell’ormai famigerato articolo 20, che disattende gran parte della normativa vigente, e il principio di preminenza del diritto dell’Unione europea che impone a Stato e pubblica amministrazione di dare piena efficacia alle norme Ue disapplicando, in caso di conflitto, le norme nazionali. Il 7 febbraio, la seconda sezione del Tar ha deliberato di discutere direttamente nel merito il ricorso intentato da Sisal in un’udienza che si terrà il 4 luglio, data in cui è stato rinviato al merito anche il ricorso presentato dal bookmaker inglese Stanleybet contro il rinnovo della concessione.

RESTANO LE DOMANDE. Il caso dei Grattini passa ora al prossimo governo e alle decisioni del tribunale amministrativo, restano le domande. Perché il governo ha anticipato e bruciato i tempi rinunciando a controllare l’andamento del comparto per altri nove anni e fissare una base economica d’asta più alta della precedente? Perché violare ogni principio in tema di concorrenza ed esporre lo Stato, oltre che al rischio di annullamento/disapplicazione della norma da parte del giudice amministrativo, anche alle conseguenze di una procedura di infrazione? Ma soprattutto, alla luce di quanto sopra, come spiega Coccia nella sua interrogazione, «può la Commissione far sapere se il rinnovo di tale concessione è compatibile con il diritto europeo dei contratti pubblici e della libera concorrenza?».

Foto Ansa

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