Il Giro d’Italia parte da Belfast. E la città si divide anche sui mitici murales: vergogne da coprire o storie da mostrare al mondo?

Via al Giro dalla capitale dell’Irlanda del Nord. E spunta la proposta di nascondere i dipinti murari simbolo dei Troubles per “addolcire” l’immagine del paese

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Belfast si tira a lucido, mentre il grigio degli immancabili nuvoloni cede il posto al rosa del ciclismo a tappe. Nel giorno in cui dalla capitale nordirlandese prende il via il Giro d’Italia, per un po’ possono farsi da parte anche in pensieri su Gerry Adams e i delitti dei “Troubles”, che negli ultimi giorni hanno rimesso il paese davanti alla durezza del suo passato, come se ne avesse bisogno. Per due giorni i ciclisti batteranno le strade dell’Ulster e l’occasione è quanto mai appetitosa: 800 milioni di persone guardano ogni anno la corsa da tutto il mondo e lo stesso accadrà quest’anno. Le telecamere trasmetteranno la partenza dal moderno memorial del Titanic, cartoline gireranno coi carroponte del cantiere navale “Harland and Wolff” tinti di rosa, i passaggi degli atleti lungo le pittoresche coste del nord, le verdi colline della campagna di Antrim. Chi ha voluto portare la gara qui ha scommesso sulla promozione turistica: si stima un ritorno pari a 10 milioni di sterline spese in pubblicità.

TURISMO E MURALES. È un paese che vuole farsi vedere diverso da come è sempre stato conosciuto: sono passati 16 anni dal Belfast Agreement che mise fine alla lunga guerra dei Troubles. La tensione si è smorzata ma rimane comunque alta, le divisioni persistono e ciò che appare sempre più chiaro alle autorità è che un futuro di pace non può essere costruito senza uno sviluppo economico. È per questo che sul turismo Belfast (e Dublino) hanno scommesso tanto nelle ultime stagioni. E per l’arrivo del Giro un gruppo di parlamentari ha voluto fare una proposta: coprire i tanti murales politici e settari che arricchiscono i muri di Belfast, per lo meno là dove passerà la cronosquadre dei ciclisti.

BOBBY SANDS E LA “MONA LISA”. L’intento è quello di mostrare al mondo una città cambiata, capace di svoltare e di mettersi alle spalle il passato doloroso, di cui quegli “affreschi” sono il simbolo: in città ce ne sono almeno 300, vere e proprie opere d’arte a sfondo storico, politico, settario, sociale, anche sportivo. Il più famoso è all’imbocco di Falls Road, quartiere cattolico, ed è dedicato al militante dell’Ira Bobby Sands. Su Shankhill, zona popolare protestante, compaiono simboli e membri dei gruppi paramilitari protestanti, compreso un murale noto come “la Mona Lisa di Belfast”: volto coperto e mitra spianato, sembra puntare l’arma a chiunque si avvicini, da qualunque punto lo si osservi. Su Sandy Row invece, altra via unionista, si ricorda il talento calcistico della città, George Best.

«È LA NOSTRA REALTÀ». Non passerà da nessuna di queste strade il Giro, che però attraverserà tutta Newtownards Road e passando sotto i suoi muri lealisti. «Davvero vogliamo che queste immagini siano visibili sulle nostre vie, quando milioni di persone guarderanno la gara in tv?», chiedeva Anna Lo, parlamentare dell’Alliance Party, che oltre all’idea di nascondere i murales, avanzava anche quella di sfilare le bandiere settarie dai quartieri cittadini, ripulendo dai drappi filo-britannici o filo-irlandesi le rispettive zone di simpatia. A risponderle è stato Peter Osborne, a capo del Community Relations Council: a cosa serve nascondere i nostri abituali comportamenti «solo quando arrivano gli ospiti»? Piuttosto bisogna provare a cambiarli, ma «per molta gente questa è la realtà di tutti i giorni, non soltanto qualcosa in mostra sulle strade del Giro». In una città ancora guardinga e complessa, neanche il passaggio di una corsa ciclistica è un evento puramente sportivo.

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