L’incredibile storia (vera) del Maradona delle carceri
A Fabrizio Maiello Tempi aveva dedicato la copertina del numero di luglio 2025, raccontando la sua storia in un lungo articolo. Ci eravamo imbattuti nella sua storia grazie al podcast di Marco Cattaneo, Il Maradona delle carceri, che era il soprannome che Maiello guadagnò in carcere grazie alla sua bravura a giocare a calcio. Ex promessa del Monza rovinato da un infortunio al ginocchio, Maiello passa dal sogno di diventare calciatore all’abisso della droga e della criminalità: eroina e rapine diventano la sua vita, fino a che non inizia a entrare e uscire dal carcere prima e dai manicomi criminali, gli ospedali psichiatrici giudiziari, poi.
Oggi Maiello è un uomo libero, e da anni va in giro a raccontare la sua storia e a registrare record di palleggi (ne fa migliaia senza che la palla tocchi mai terra). La sua vita (che Marco Cattaneo ha raccontato anche in un libro, Rapirò Gianfranco Zola) è infatti cambiata quando nell’opg di Reggio Emilia la direttrice di allora, Valeria Calevro, gli ha ridato un pallone in mano e un compito: allenarsi per partecipare a una gara. Nello stesso tempo Maiello ha cominciato spontaneamente a prendersi cura di un altro internato dell’opg, Giovanni Marione, con cui nasce un legame bellissimo e decisivo per la sua vita. Fabrizio Maiello è stato ospite di Tempi nell’edizione di quest’anno di “Chiamare le cose con il loro nome”, la festa in ricordo di Luigi Amicone che organizziamo a Caorle dal 2022. Ecco che cosa ha raccontato dialogando con Piero Vietti sul palco di piazza Vescovado.
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