L’attaccante che ama i gol e le galline

Di Andrea Romano
14 Giugno 2026
Storia di Jan Kuchta, nazionale ceco idolo dei tifosi dello Sparta Praga che cerca la sua prima presenza al Mondiale e che ogni volta che può corre dai suoi polli per «schiarirsi le idee»
Un'immagine di Jan Kuchta postata dall'account X ufficiale dello Sparta Praga
Un'immagine di Jan Kuchta postata dall'account X ufficiale dello Sparta Praga

Un percorso con molte più curve che rettilinei. Tanto da rischiare di perdere di vista la strada principale. La parabola calcistica di Jan Kuchta da Liberec, cittadina dell’estremo nord della Repubblica Ceca famosa per aver espulso i cittadini tedeschi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha assunto presto i contorni della rincorsa. E così è rimasta fino a oggi. A 29 anni il ragazzo cresciuto con il mito di Fernando Torres insegue ancora la prima presenza con la sua Nazionale a un Mondiale (è rimasto in panchina nella sconfitta d’esordio contro la Corea del Sud). Scendere in campo sarebbe già qualcosa di straordinario. Segnare, per una punta che con la sua selezione ha realizzato appena tre centri in 31 partite, assumerebbe contorni da romanzo di fantascienza. Ma sarebbe anche il coronamento di una carriera andata in scena nell’ombra della periferia, a volte trascinandosi, altre correndo a perdifiato.

L’amore di Jan Kuchta per le galline

Kutcha è stato tutto tranne che un ragazzo prodigio. Anzi, rientra nella categoria dei “Late Bloomers”, quei calciatori che sono sbocciati tardi. Per raccontare le sue avventure nelle giovanili del calcio ceco «ci vorrebbe un libro», assicura. È vero. Anche perché il finale della storia non è affatto coerente con l’incipit. Da quando è nato, Kutcha è stato tante cose diverse. A volte anche contemporaneamente. È cresciuto nel vivaio dello Slavia Praga, ma ora è un punto fermo dello Sparta. Era un pezzo pregiato della Nazionale, ma i vertici della Federcalcio locale hanno deciso prima di allontanarlo e poi di riabbracciarlo.

C’è solo una cosa che è rimasta invariata nella sua vita. Ed è il suo amore per le galline. Jan nasce in una fattoria. Bada a conigli, oche e papere. Ma ha un debole per i polli. Il legame con la terra e con gli animali è indissolubile. Kutcha lo porta con sé in tutte le sue esperienze. Durante i giorni liberi torna a casa. Giusto il tempo di accudire le sue galline e di prendere qualche uovo fresco da distribuire ai compagni. Nel 2016 il Slavia lo manda in prestito al Bohemians 1905. Il ragazzo gioca 21 partite. Senza mai segnare. Non il massimo per uno che di lavoro dovrebbe fare la punta. Ecco che allora inizia a girare.

«I polli fanno parte della mia vita»

Va in prestito al Viktoria Zizkov, poi allo Slovacko e infine al Teplice. In tre anni segna in tutto dieci reti. Alla fine lo prende lo Slovan Liberec, la squadra di casa. Dura giusto un anno, poi torna allo Slavia. Stavolta però qualcosa è cambiato. L’attaccante segna. E anche parecchio. Così arriva la chiamata in Nazionale. Nel 2022 la Repubblica Ceca gioca contro la Spagna in Nations League. Jan scende in campo con il 10 sulle spalle. Serve un assist. Poi scatta sul filo del fuorigioco e batte Unai Simón con un pallonetto da stropicciarsi gli occhi. La Uefa definisce quel gesto tecnico «delicate finish». Le immagini fanno il giro del mondo. È il momento più alto della sua carriera.

Il centravanti vince il titolo con lo Slavia. Il Lokomotiv Mosca inizia a seguirlo con interesse. Un giorno il ds dei russi decide di andarlo a trovare. Gli chiede se questa sua fissazione per le galline è vera. Jan conferma. Si mettono a ridere insieme. Poco dopo arriva l’offerta ufficiale. Lo Slavia accetta. Kutcha deve pensarci un po’. È un ragazzo semplice. Continua a sognare gli stessi sogni che faceva da ragazzo. Gli piacerebbe visitare Stamford Bridge e conoscere Mourinho, l’uomo che gli ha trasmesso la passione per il Chelsea. Continua ad ascoltare i Nickelback e Pitbull.

«I polli fanno parte della mia vita», dice a un giornale locale, «ero abituato ad andare da loro la mattina e poi di nuovo dopo l’allenamento: mi schiariva le idee. Ci vorrà un po’ per abituarmi. Non posso portarli lì, ci sono -17 gradi… I polli dovranno semplicemente aspettare che torni a casa, e mi occuperò di nuovo di loro con molta attenzione». In ballo ci sono soldi. Tanti. Così decide di accettare.

Il ritorno a Praga e quella sera in un night club

Dopo l’apice, però, arriva la picchiata. Le cose non vanno come previsto. Dopo pochi mesi la Russia invade l’Ucraina. Jan decide di tornare di nuovo a Praga. Solo che stavolta ad aspettarlo ci sono i rivali dello Sparta. Non cambia poi molto. L’attaccante continua a segnare. Solo che nel 2023 succede qualcosa di clamoroso. La Repubblica Ceca pareggia 1-1 contro la Polonia. Kutcha parte titolare. Il risultato spinge la squadra a un passo dalla qualificazione a Euro 2024. È una festa. Nel vero senso della parola. Jan decide di andare in un night club insieme ai compagni di squadra Jakub Brabec, Vladimir Coufal. E i tre tornano in ritiro alle prime ore del mattino. Succede un terremoto. La Federcalcio ceca caccia immediatamente i tre dal ritiro.

«Hanno violato le regole interne della squadra» spiega un comunicato. Jan è sospeso. Tornerà a vestire la maglia della Nazionale soltanto un anno più tardi. Nel frattempo vince due titoli con lo Sparta. E continua a passare il suo tempo con i polli. Uno scatto postato dall’account ufficiale della sua squadra di club lo ritrae appoggiato a una staccionata di legno. La maglia numero 10 dello Sparta Praga è posata in bella vista accanto a lui. E in primo piano ci sono due galline che razzolano l’erba. Lo scorso anno è andato a giocare nel Midtjylland, in Danimarca. La sua avventura dura poco. Dopo qualche mese è di nuovo allo Sparta. E ora si gioca l’estate più importante della sua carriera.

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