Giovanni Uomocazzo, una fiaba per bambini danesi

In Danimarca la rete di Stato trasmette un cartone il cui protagonista è un uomo dal pene lunghissimo. E faranno anche quella sulla Donnavagina

Cronache di mezzo lockdown / 26

Trentacinque gradi sotto zero in Spagna e mezza Italia sommersa dalla neve. Freddo mai visto da cinquant’anni. Però il pianeta si riscalda. Chissà se si raffreddava… Però i danesi, che sono poi i padroni della Groenlandia, praticamente del ghiaccio e del gelo di mezzo mondo, sentono la necessità di ritornare in testa anche in fatto di fiabe. Così per rinnovare gli antichi fasti della Sirenetta e dei fratelli Grimm, la fantastica tv statale di Copenaghen – l’analogo di Rai 1 – sabato 2 gennaio ha lanciato un fantastica serie di fiabe animate dove il personaggio principale è: una variante vichinga di Holly e Benji? No. Pippo, Pluto, Paperino in versione beghina? No. Le avventure di Willy il Coyote e Beep Beep nei mari del Nord? No. Greta di pongo e salviamo il pianeta? Mai dire mais? Raga, non scherziamo. Qui, come dicono i democratici italiani, ci stiamo confrontando con una moderna democrazia del nord “più avanti di noi” – dicono i democratici – una democrazia così avanti che intanto ha dichiarato l’anno “Down Syndrome free”.

E adesso? Cos’è che la Danimarca esporterà in tutto il mondo dopo averne inaugurato la visione per i bambini di età compresa tra i quattro e gli otto anni nel primo canale della te di Stato? La prova che i danesi sono così avanti, che da Omero a Disney loro ci fanno un baffo, è questa serie straordinaria per bambini nientepopodimeno che dedicata al mitico eroe John Dillermand, letteralmente: “Giovanni Uomocazzo”. Mica il Giovanni Battista. Altro che il Giovanni D’Inghilterra. E non parliamo di Giovanni dalle Bande Nere. No, qui il mito si innalza oltre ogni immaginazione olimpica.

Giovanni Uomocazzo ha, infatti, un pene straordinario. Talmente straordinario che può compiere operazioni di soccorso, disegnare murales, issare una bandiera e persino rubare il gelato ai bambini. È così magico il nostro John che con il suo pene più lungo del mondo supera ogni difficoltà e nessun cattivo lo può fermare perché lui mette al servizio del Bene (ma anche del Pene) i suoi genitali da record.

Una persona normale di un normale paese latino cattolico dunque corrotto, sessuofobo e minchione cosa può pensare se non che questi danesi per non raccontare che hanno sfondato il fondo del barile, si sono finiti il cervello in canne e dopo che per cinque secoli si sono frustrati e martellati gli zebedei col protestantesimo non sanno più in che modo gridare che non sono più cristiani, né atei, né un cazzo, anzi no, sono l’Uomocazzo?

In effetti, la controversia – di cui ci dà conto traducendo dal Guardian il nostrano Post – sarebbe tra il docente universitario di gender che si lamenta di un’operazione che arriva proprio l’anno in cui in Danimarca è arrivato il #Meetoo e perciò il docente di gender trova un tantino inadatto lo stereotipo maschilista dell’Uomocazzo. E dall’altra parte, a difesa del sudettazzo, la psicologa sociale difende l’operazione della fiaba cartonata di Stato con il notevole ragionamento che «il cartone animato raffigura un uomo che è impulsivo e non sempre ha il controllo, che commette errori come fanno i bambini, ma, soprattutto, Uomocazzo fa sempre le cose giuste. Si assume la responsabilità delle sue azioni. Quando una donna nello spettacolo gli dice che dovrebbe tenere il suo pene nei pantaloni, per esempio, lui ascolta. È carino. E responsabile».

Mi sono commosso. Soprattutto perché la rete televisiva di Stato ha confermato la serie “fiabesca”. E perché il geniale autore del fortunato cartoon dell’Uomocazzo ha risposto alle critiche promettendo «un programma su una donna senza controllo sulla sua vagina» e che la cosa più importante era che i bambini si divertissero con John Dillermand. Ragazzi, ma quanto sono avanti questi delle democrazie progressiste del nord?