I giovanissimi morti in discoteca e il metodo della certezza morale. Chi lo insegna più?

La strada è il vero problema. Infatti, come scrisse il grande Kafka, è che “manca la strada”. La droga non è una strada; casomai è una falsa scorciatoia, per cercare di raggiungere quella felicità cui tutti agogniamo

Articolo apparso sul Messaggero Veneto – “Mai che vengano lì a farti la domanda giusta, quella che farebbe capire molte cose, quella che ci si fa davvero, prima di calarsi una pasticca: non ‘perché’, ma ‘perché no?’. L’alternativa. L’altra strada. C’è un’altra strada?”. Con queste parole vere Enrico Galliano ha commentato sul Messaggero Veneto l’emergenza droga, che ancora una volta ha al centro le discoteche e i giovanissimi che le frequentano.

La strada è il vero problema. Infatti, come scrisse il grande Kafka, la questione del nostro tempo è che “manca la strada”. La droga ovviamente non è una strada; casomai è una falsa scorciatoia, per cercare di raggiungere quella felicità cui tutti agogniamo. Ma la strada è un’altra cosa: lo sa bene chi va in montagna e non trova il sentiero. Lì il pericolo è evidente: il bosco senza fine, il burrone, la parete di roccia. Ma in pianura ci si può illudere di poter camminare senza strada, oppure percorrendo tante scorciatoie illusorie, come in un deserto pieno di miraggi.

Strada in greco si dice odòs, da cui il nostro termine metodo. Il problema allora è avere un metodo. Lo diciamo spesso a scuola: quel ragazzo non ha metodo. Ma spesso è diventato un modo di dire, vuoto di significato. Il metodo è la strada, per arrivare alla meta. Ogni ambito della realtà ha un suo metodo: c’è un metodo chimico, sperimentale, matematico, filosofico, ecc. Ma il metodo per eccellenza, quello senza il quale non si può vivere, è quello che la natura fornisce a tutti. Si chiama metodo della certezza morale: quello per cui capisci se puoi fidarti o no di una persone, quello che ti fa capire se una ragazza o un ragazzo è fatto per te, quello che ti fa capire quale è la tua vocazione.

Ma questo metodo chi lo insegna più? È stato prima denigrato, come non scientifico e attendibile, e poi abbandonato da tutti, per seguire le illusioni del “mi piace”, che non a caso domina i social. “S’ei piace ei lice”, scrisse il grande Tasso nell’Aminta. Questa è la scorciatoia che ha preteso di sostituire la strada. Ora vogliono insegnarla anche ai bambini, per poi fissarla nella mete degli adolescenti e dei futuri adulti, perché, come scriveva Pasolini, “ai giovani oggi non si propone un impegno, ma solo occasioni di divertimento”. Ma stiamo attenti a non barare con queste cose: le vittime della droga in discoteca o in altri contesti ci ricordano che si tratta di una questione molto seria. Ne va della vita. E tutti, come giustamente scrive Galliano, ne siamo responsabili e prima o poi dovremo rendere conto.

Roberto Castenetto
Insegnante

Foto Ansa