Giornata di raccolta del farmaco. La carità è la prima medicina

Basta comprare un farmaco da banco, di quelli vendibili senza ricetta, per aiutare chi non può permetterselo. Il racconto di un farmacista che aderisce all’iniziativa da ormai 14 anni

Oggi è la 14esima giornata di raccolta del farmaco organizzata dal Banco Farmaceutico. Basta recarsi in una farmacia che aderisce all’iniziativa e acquistare un farmaco vendibile senza ricetta. I prodotti raccolti saranno poi redistribuiti alle persone bisognose tramite specifici caritatevoli. La giornata è organizzata in collaborazione con Federfarma e Cdo Opere sociali. Sono 3500 le farmacie aderenti, sparse su 95 province e 1200 comuni.
In 13 anni, durante la Giornata di Raccolta del Farmaco, sono stati raccolti oltre 3 milioni e 50 mila farmaci, per un valore commerciale superiore ai 20 milioni di euro. Secondo Paolo Gradnik, presidente del Banco Farmaceutico, «i dati sull’aumento della povertà sanitaria in Italia sono drammatici. C’è stato un incremento del 60 per cento in 5 anni e il coinvolgimento di oltre 4,8 milioni di persone che materialmente non hanno la possibilità di acquistare i medicinali, nemmeno quelli che necessitano di prescrizione medica».

APPUNTAMENTO FISSO. Tra queste farmacie c’è anche quella di Michele Lonardoni, di Verona, che partecipa attivamente, da farmacista e da volontario responsabile del Veneto, alla giornata da ormai 13 anni. «La giornata del banco farmaceutico – spiega a tempi.it – si tiene dal 2000, il primo anno era solo a Milano. Siccome mi sembrava un’idea utile ho voluto impegnarmi a replicarla anche nella mia città e quindi diffonderla in tutto il Veneto».
Le persone che vengono aiutate, «prima erano per lo più immigrati, stranieri, senza fissa dimora. Ora il numero degli italiani sta aumentando: tanti papà separati si rivolgono a noi, perché non hanno nemmeno i soldi per i farmaci di prima necessità». A loro un aiuto arriva grazie alla generosità dei tanti che, in quel giorno, offrono qualcosa. «Un cliente su due acquista qualcosa per sé e qualcosa per gli altri. Colpisce il fatto che non vengano chiesti soldi, ma farmaci di pronto uso. Qui nel veronese, e credo anche in molti altri centri, i volontari provengono dagli enti stessi che poi provvederanno a donare le medicine. Nella mia farmacia ci sono i responsabili del centro d’ascolto della parrocchia. Il cliente così si può fidare, sicuro della destinazione finale del farmaco».