Giorgio La Pira, lui sì che sarebbe l’uomo giusto per uscire da questa crisi

Pregava molte ore davanti al Tabernacolo. Da lì trovava la forza di occuparsi dei problemi minuti e la capacità di pensare in grande

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Quando da ragazzo lessi su Cammino di Josemaría Escrivá: «Queste crisi mondiali sono crisi di santi», mi parve un bel pensiero che affermava una verità profonda che però si sfumava nello svolgersi della storia. Oggi quel pensiero mi pare un’affermazione tagliente che ha molto da dirci. Noi italiani ne abbiamo una prova sperimentale recente nella nostra storia del Dopoguerra.

Ho conosciuto quando avevo vent’anni Giorgio La Pira, in un incontro breve con molti altri studenti, e n’ebbi l’impressione di una persona entusiasta e colta: ci parlò dell’incontro pacifico dei popoli e in particolare dell’intenzione di toccare il cuore di Kruscev e degli altri potenti capi comunisti russi. All’epoca i giornali parlavano di La Pira come di un visionario esaltato. Col tempo ho approfondito la sua figura che ora mi appare portatrice di un messaggio decisivo: o torniamo alla fede viva o non usciremo dalla crisi generale.
La Pira era di Messa quotidiana, passava molte ore davanti al Tabernacolo e credeva nella forza della preghiera: aveva stretto un’alleanza con conventi di clausura per farsi sostenere nella sua opera di sindaco di Firenze e di operatore politico internazionale. Da lì trovava la forza di occuparsi dei problemi minuti della povera gente e la capacità di pensare in grande per affrontare con coraggio i problemi più spinosi di politica internazionale. Occorre fare così. Occorrono uomini di fede e preparati professionalmente come lui. Le crisi mondiali sono davvero crisi di santi.

 

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