Gilet gialli. I francesi sono con loro, ma loro non ci sono più

Bilancio di un movimento di protesta ancora giustificato dalla maggioranza della gente ma ormai colonizzato da teppisti ed estrema sinistra

Manifestazione di gilet gialli a Parigi

La maggioranza dei francesi trova giustificate le ragioni che hanno portato alla nascita del movimento dei gilet gialli e alle loro ricorrenti proteste, ma i gilet gialli non esistono più: i numeri si sono afflosciati e quel che resta è stato colonizzato da black bloc, “casseurs” (teppisti violenti delle periferie parigine) ed elementi di gruppuscoli di estrema sinistra. È questa la sintesi politica del primo anniversario dell’inizio delle manifestazioni del movimento, coincisa con l’“atto numero 53”, cioè il cinquantatreesimo sabato di proteste iniziate il 16 novembre 2018.

AZIONE SIMBOLICA

Quel giorno quasi 300 mila persone attraverso tutta la Francia organizzarono blocchi stradali e proteste per l’aumento del prezzo del diesel per auto. Sabato scorso sono stati censiti solo 28 mila manifestanti in tutto il paese, e a fare notizia sono state le devastazioni in place d’Italie a Parigi, i danni al monumento al maresciallo Juin, sequestri di armi improprie da parte della polizia e 254 arresti.

Era stata annunciata un’azione simbolica sensazionale: è consistita nell’irruzione di una cinquantina di persone nel grande centro commerciale Lafayette Haussmann, che hanno così voluto denunciare «i templi del consumismo»; la direzione ha chiamato le forze dell’ordine che hanno evacuato i manifestanti e per precauzione ha chiuso i battenti per il resto della giornata. Scontri si sono avuti anche a Bordeaux, Lione e Tolosa.

BILANCIO PESANTE

È opinione diffusa che ai gilet gialli non resta ora altra opzione che confluire nella grande manifestazione di protesta organizzata dai sindacati per il 5 dicembre contro la riforma delle pensioni, che colpirà soprattutto i trasporti. Il bilancio in termini di ordine pubblico a un anno dall’inizio delle proteste è piuttosto pesante: 11 morti (quasi tutti per incidenti stradali legati alle manifestazioni) e 4.400 feriti, di cui 2.495 fra i manifestanti e 1.944 fra le forze dell’ordine, che hanno compiuto 10.718 arresti seguiti da detenzione ed effettuato denunce che si sono concluse con oltre 3 mila condanne in giudizio per vari reati, in un terzo dei casi con pene detentive da scontare. Per eccessivo uso della forza da parte della polizia sono state aperte 313 indagini giudiziarie, ancora in corso. Fra i manifestanti feriti 24 hanno perso un occhio, 5 una mano. Secondo il ministro dell’Economia Bruno Le Maire le proteste sono costate al sistema economico francese 4,5 miliardi di euro.

DA CHE PARTE STANNO I CITTADINI

Nonostante tutto questo, i sondaggi dicono che maggioranze di francesi continuano ad approvare il movimento, anche se i tassi di approvazione scendono col tempo. Secondo Elabe/Bfmtv i francesi favorevoli al movimento sono ora il 47 per cento (contro un 41 per cento di contrari), mentre un anno fa erano il 75 per cento. Invece secondo Odoxa-Dentsu Consulting, che ha effettuato lo studio per conto di Le Figaro e di Franceinfo, i francesi che affermano che le proteste dei gilet gialli sono state una buona cosa sono il 58 per cento del totale (41 per cento quelli che pensano che sia stata una cattiva cosa). Quando si pone la domanda se il movimento fosse giustificato, quelli che rispondono “assolutamente” e “abbastanza” sommati insieme sono il 69 per cento, contro il 31 per cento che risponde “per niente” o “non abbastanza”.

FAVOREVOLI E CONTRARI

Discorso diverso se si tiene conto del reddito e del titolo di studio delle persone a cui vengono rivolte le domande dell’indagine. Fra coloro che guadagnano meno di 1.500 euro al mese, le manifestazioni organizzate dai gilet gialli sono state una buona cosa per il 67 per cento (contro un 30 per cento di contrari); la stessa domanda rivolta a soggetti che guadagnano 3.500 o più euro al mese ribalta il risultato: 38 per cento favorevoli, 62 per cento contrari. Fra i francesi che hanno come titolo di studio il diploma delle medie superiori (maturità) i favorevoli ai gilet gialli sono il 60 per cento, i contrari il 38 per cento; fra i laureati i favorevoli sono il 48 per cento, i contrari il 51 per cento.

Per quanto riguarda il sostegno delle diverse categorie professionali ai gilet gialli, uno studio redatto nel gennaio scorso, quando il movimento era all’apice della sua influenza, aveva stabilito che definivano se stessi sostenitori dei gilet gialli solo l’11 per cento dei quadri e dirigenti superiori, contro il 31 per cento degli operai, il 25 per cento dei commercianti e degli artigiani e il 23 per cento degli impiegati.

Foto Ansa