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No, cardinal Marx, sulla benedizione delle coppie gay «ci sono delle regole»

febbraio 10, 2018 Alexander Lucie-Smith

Il prelato tedesco ha detto che per quanto riguarda la benedizione «non ci possono essere delle regole» e ogni sacerdote deve giudicare caso per caso, ma non è quello che insegna la tradizione della Chiesa

Per gentile concessione del Catholic Herald, proponiamo di seguito in una nostra traduzione un articolo di Alexander Lucie-SmithIl testo originale in inglese è pubblicato in questa pagina.

Il cardinale Reinhard Marx ha fatto scoppiare una controversia avanzando l’idea che i pastori possano benedire le coppie dello stesso sesso. Come riportato dalla Catholic News Agency, il cardinal Marx “ha dichiarato al servizio radio dell’emittente statale bavarese che «non ci possono essere regole» in materia. Piuttosto, la decisione a riguardo della possibilità che un’unione omosessuale riceva la benedizione della Chiesa deve spettare «al sacerdote o all’operatore pastorale» ed essere presa caso per caso, ha detto il prelato tedesco”.

ESISTONO DELLE CERTEZZE. Si è creato un dibattito intorno al significato delle sue parole ambigue. Ma lui non è il primo vescovo tedesco ad essersi avventurato in questo territorio: monsignor Bode, vicepresidente della Conferenza episcopale tedesca, ha chiesto un mese fa che si aprisse una discussione sul tema della benedizione. L’affermazione del cardinal Marx secondo cui «non possono esserci regole» è stupefacente. Secondo la tradizione della Chiesa cattolica, il popolo di Dio può determinare con certezza che alcune cose devono essere fatte mentre altre no, e così si possono ricavare giudizi certi in materia morale, sacramentale, canonica e teologica. Che la benedizione delle relazioni gay sia proibita è una di queste certezze.

I DANNI DELLA BENEDIZIONE. Come ha osservato l’arcivescovo Charles Chaput, «qualunque tipo di “rito della benedizione” non farebbe che cooperare a un atto moralmente proibito, a prescindere da quanto sinceramente le persone richiedano la benedizione. Un simile rito minerebbe la testimonianza cattolica sulla natura del matrimonio e della famiglia. Confonderebbe e condurrebbe in errore i fedeli. E ferirebbe anche l’unità della Chiesa perché non potrebbe essere ignorata o passata sotto silenzio».

COME LUTERO. Per questo l’onere della prova spetta sicuramente al cardinale Marx. È lui che deve spiegare perché in questo caso «non ci possono essere regole». Ma lui non avanza neanche un singolo ragionamento per suffragare questa presa di posizione rivoluzionaria. Un disprezzo generale per le “regole” non è un segnale positivo. Il vero inizio della Riforma, se non sbaglio, non è stato quando Lutero ha affisso sul portone della chiesa le sue tesi, ma quando, tre anni dopo a Wittenberg, in Germania, ha dato fuoco ai libri del Diritto canonico il 10 dicembre 1520. Gettando i libri nelle fiamme, Lutero stava negando il diritto della Chiesa a legiferare e il diritto della Chiesa a insegnare a favore invece della supremazia della coscienza individuale.

PRIMATO DELLA COSCIENZA. I cattolici credono nel primato della coscienza, ma bisogna intendersi bene su che cosa significa. Noi riconosciamo nell’insegnamento della Chiesa qualcosa cui la coscienza deve dare il suo assenso ed è questo, insieme ad altre cose, che ci rende cattolici. Guardiamo anche al grande mandato di Gesù Cristo, che è alla base dell’autorità della Chiesa: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo 28: 19-20a).
Se noi “osserviamo tutto” ciò che la Chiesa ha costantemente insegnato, sappiamo che sicuramente esistono delle regole. Non possiamo quindi inventarci la dottrina con il passare del tempo. Il cardinal Marx riconosce questo? Forse in quello che alcuni esaltano come “il cambiamento di paradigma” dell’Amoris Laetitia lui vede delle basi per cambiare. Ma la Chiesa non opera cambiamenti di paradigma per quanto riguarda la dottrina. Lutero l’ha fatto. E Lutero alla fine si è spostato fuori dalla Chiesa.

Foto Ansa

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