Gentile Pisapia, l’ho votata e fatto campagna per lei. Sul Dalai Lama abbia più coraggio

Lettera aperta al sindaco di Milano sul mancato conferimento della cittadinanza onoraria al ledare tibetano. «Chiedo a Lei di avere coraggio, perché oggi l’unica cittadinanza ad essere “sospesa” è la nostra.

Dopo la prima lettera, la lettrice Giulia Crivellini torna a inviare una seconda missiva al sindaco di Milano, Giuliano Pispaia.

Gentile Sindaco,
torno a scriverle in merito alla decisione di sospendere la cittadinanza onoraria alla massima autorità tibetana, il Dalai Lama.

In questi giorni sono state tante le parole spese al riguardo, ma il punto centrale della questione, sulla quale le chiedo di riflettere, non è ancora emersa. Oggi non si sta parlando dei diritti di un popolo, quello tibetano, che da anni subisce massacri. Se fosse (solo) questo, l’incontro ufficiale con il Dalai Lama previsto per martedì e un forte impegno del Comune al dialogo e alla promozione delle libertà in Tibet potrebbe risultare una soluzione convincente. Ma oggi, da giovane cittadina, non mi accontento di questo.

La decisione che è stata presa ha messo in gioco, prima di tutto, i diritti di noi milanesi. Il diritto a che la nostra città e le istituzioni che la rappresentano non riducano Expo ad un comitato d’affari. Ci dicono che un’alternativa non c’era. Ebbene, io credo di sì. Città come Venezia o Roma (che ha un sindaco non certo garantista e attento come Lei) in circostanze di analoga “pressione” economica, non si sono piegate.

Certo qui si parla di cifre enormi: finanziamenti, padiglioni, turisti eccetera. Ma, anche volendo credere ad un vero boicottaggio cinese, quale sarà il costo, in termini di credibilità e di garanzia ad essere rappresentati da istituzioni che davvero promuovano i diritti, che noi tutti subiremo? Io l’ho votata e ho rimandato i miei esami universitari per impegnarmi in campagna elettorale. L’ho fatto con convinzione. Ora chiedo a Lei di avere coraggio, perché oggi l’unica cittadinanza ad essere “sospesa” è la nostra.

Giulia Crivellini