A proposito della rivoluzione del gender. Tre miti da smascherare (per evitare la fine dei famosi pecoroni)

Benché il suo contenuto sia di una violenza inaudita, aberrante, la rivoluzione del gender utilizza strategie dolci che la rendono spesso impercettibile, per cui le maggioranze non ne hanno ancora preso coscienza

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Articolo tratto dall’Osservatore romano – Cominciamo con lo smascherare tre miti che ci paralizzano nella risposta che siamo chiamati a dare alla rivoluzione del gender. Perché indubbiamente si tratta di una rivoluzione. Molti credono che il gender sia un progetto esclusivamente omosessuale, e dunque minoritario. Ebbene, il gender storicamente ha una duplice origine. E ha oggi una duplice applicazione: femminista radicale e omosessuale. Queste due interpretazioni sono inscindibili. Il loro elemento comune è di considerare l’identità maschile e quella femminile, la complementarietà tra uomo e donna, la vocazione nuziale della persona umana, il matrimonio tra un uomo e una donna, la famiglia fondata sul matrimonio, la paternità e la maternità, la vocazione educativa del padre e della madre, la filialità come altrettante costruzioni sociali contrarie all’uguaglianza e alla libertà civili e discriminatorie, in particolare per le donne e gli omosessuali.

Occorre dunque decostruire sistematicamente questi supposti stereotipi, che in realtà sono dati costitutivi fondamentali di ogni persona umana. Bisogna decostruirli con tutti i mezzi, educativi prima di tutto, ma anche politici, legislativi, culturali (mode, musica, film, linguaggio).

È questa l’essenza del sovvertimento compiuto dalla rivoluzione del gender. Va ben al di là, è evidente, delle agende femministe radicale e omosessuale. Si tratta di rifondare la società su un’“umanità nuova”, “liberata” dai termini uomo e donna, padre e madre, sposo e sposa, figlio e figlia, matrimonio e famiglia, che non avrebbero più diritto di cittadinanza.

gender-scuola-tempi-copertinaNella società attuale, sessualmente indifferenziata, non resterebbero che cittadini-individui, “liberati” da ciò che sono, vale a dire persone predisposte all’amore e alla felicità. L’amore in effetti non può essere individualista; è sempre personale. L’obiettivo della rivoluzione del gender è di permettere a tutti i cittadini-individui del mondo di accedere al piacere sessuale “senza ostacoli” e al potere di autodeterminarsi al di fuori della propria identità sessuale.

Secondo mito: il gender non è una “teoria” stramba, capace di sedurre solo certe popolazioni o maggioranze parlamentari, per esempio in Francia con la legge del matrimonio per tutti. Divenuta norma politica universale alla quarta Conferenza mondiale dell’Onu sulle donne nel 1995, e da allora una delle priorità trasversali del governo mondiale, la prospettiva del gender viene ormai applicata in tutto il mondo e ci riguarda tutti. Benché il suo contenuto sia di una violenza inaudita, aberrante, la rivoluzione del gender utilizza strategie e tecniche di trasformazione sociale dolci che la rendono spesso impercettibile, per cui le maggioranze non ne hanno ancora preso coscienza. Non vogliamo essere montoni di Panurge, vero? Per seguire passivamente e stupidamente il montone, rifiutandosi di autodeterminarsi liberamente, tutto il gregge si è gettato nell’oceano ed è affogato.

Infine, il gender non è stato tirato fuori dal cappello qualche anno fa: s’innesta su un lungo processo di rivoluzione culturale occidentale di cui è il prolungamento logico. Le sue origini, nella nostra storia, risalgono al XVIII secolo. Non dimentichiamo che il Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx è stato pubblicato nel 1848: sessantanove anni prima della rivoluzione bolscevica.

Sono trascorsi cinquant’otto anni da quando l’interpretazione ideologica del termine gender è apparsa per la prima volta negli Stati Uniti. Ma più di due secoli e mezzo ci separano dall’epoca in cui i valori universali di uguaglianza e di libertà si sono affermati — fortunatamente tra l’altro, avendo favorito lo sviluppo del senso della dignità di ogni persona umana — venendo già allora mal interpretati dai filosofi e da altri attori influenti, in un modo che ha segnato la nostra storia fino a oggi, e di cui il gender è l’ultimo frutto. L’ondata assassina di uno tsunami si percepisce solo quando si avvicina alla costa.

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