Formigoni: “Se la Lega ha cambiato idea, ci deve spiegare perché”

Corrispondenza da Saint-Vincent, dove il governatore lombardo interviene e ricorda i patti con la Lega sulla Lombardia. “Alfano e Berlusconi sono con me”

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 E’ un Roberto Formigoni battagliero, quello che è intervenuto al convegno dei Democristiani del PdL, a Saint-Vincent (AO). Si è concluso da poco il Consiglio Federale della Lega Nord, quando il Governatore della Lombardia entra nel Centro Convegni della Città del Casinò, in cui da ieri è in corso la riunione degli amici di Gianfranco Rotondi. Superato il comprensibile assalto dei giornalisti, sale sul palco per l’intervista di Angelo Palimeno (TG1). Al suo fianco, oltre a Rotondi con cui non erano mancate nei giorni scorsi frizioni sul caso Zambetti, ci sono Carlo Giovanardi e Mauro Cutrufo. Una scelta che gli osservatori interpretano come la conferma della vicinanza degli ex-Dc al Governatore.

L’intervista, saltato ovviamente il previsto tema della Macroregione del Nord, si concentra sulle possibili conseguenze delle deliberazioni dei leghisti. E Formigoni non fugge le domande. “Ci sono le registrazione – dice – di quanto si è detto 36 ore fa dopo l’incontro a Roma. Se la Lega ha cambiato idea, tocca a lei spiegarci perché. Per me rimangono validi gli accordi di ieri l’altro. Anche Alfano e Berlusconi, che ho sentito venendo qui, sono sulla stessa linea”. E Maroni? “Ci siamo sentiti stamani – rivela a Polimeno ed al folto pubblico Formigoni – e non mi ha preannunciato nulla. Gli ho mandato un sms, dopo il Consiglio Federale, ora aspetto la risposta”. Torna l’ipotesi di un allarmamento della crisi a Piemonte e Veneto. “L’accordo con la Lega- punge Formigoni – era unico: due Regioni a voi, una a noi. Al PdL spetterà di farsi garante di quel patto”.
Se ci sarà incertezza, “sarà – chiarisce il Presidente – mio compito porvi fine al più presto. C’è una pesante crisi economica, non serve certo aggravarla. Maroni e Salvini non mancano di ricordare loro stessi come si è governato bene, vedremo che conseguenze ne trarranno”.

Pesta poi sul nuovo disegno centralista (“affamati i Comuni, dimezzate le Province, ora si azzarano le Regioni?”) e sui disegni tecnocratici dei grandi giornali in mano ai gruppi economici, che danno strumentalmente grande eco alle tesi dell’accusa. “C’è il rischio di un commissariamente politico della politica e dell’Italia”. Anche, “di fronte alla delusione legittima per questa Seconda Repubblica che ha fallito per la delegittimazione tra avversari”. Con tanto di criminalizzazioni (e cita il caso di Ottaviano Del Turco). Insomma, chi già aveva venduto la pelle dell’orso, trova un Formigoni che resiste in forza del primato della politica e del buongoverno.

E su La7 alla trasmissione In Onda il governatore torna ad attaccare Repubblica e il suo editore: “La campagna di Repubblica contro di me? Chissà se centra un po’ il fatto che De Benedetti ha potenti interessi sanitari in Lombardia”.

“Il guadagno dai gruppi sanitari privati in Lombardia rispetto all’investimento fatto – ha spiegato Formigoni – è tra il 5 e il 7% all’anno; gli stessi gruppi in altre regioni d’Italia guadagnano tra il 20 e il 30% l’anno. L’attacco di De Benedetti dipende dal fatto che le sue cliniche non riescono a stare al livello delle altre? Domando a Repubblica di fare inchieste su questo: se gli interessi della famiglia De Benedetti nel campo della sanità abbiano a che fare con il curioso e insensato attacco che Repubblica sta facendo a me da oltre un anno”.

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