«Formigoni non si dimetta, ma recuperi il rapporto di fiducia coi suoi elettori»

Intervista a Fabrizio Rondolino: «La sua difesa è giusta: “O si dimostra che ho ricevuto dei favori in cambio di atti amministrativi o la richiesta di dimissioni non ha senso”».

Fabrizio Rondolino, giornalista, voce fuori dal coro, di sinistra (ma di quella riformista e garantista), è convinto che oggi l’immagine del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni sia stata «colpita nel modo più brutale». In molti chiedono le dimissioni del Governatore, ma per Rondolino «i contorni dell’inchiesta sono labili. La sua difesa è giusta: “O si dimostra che ho ricevuto dei favori in cambio di atti amministrativi o la richiesta di dimissioni non ha senso”».
L’attacco è forte e la stampa avversa politicamente a Formigoni in prima fila. «Mi scoccia che la stampa si dimentichi di un elemento tanto semplice quanto bistrattato:  stiamo parlando di persone. Di uomini in carne e ossa. E questo è un elemento che manca nel dibattito pubblico, troppo incentrato sulla battaglia tra ideologie contrapposte».

«L’amicizia non è un reato», ha detto il presidente lombardo a chi cerca di sovrapporre indebitamente presunti reati con la sua vicinanza ad alcune persone oggi al centro dell’inchiesta. «È un segno della barbarie in cui ci troviamo – nota Rondolino -, la dimensione personale è completamente cancellata». Ma oggi è questo il mondo in cui viviamo e, nota il giornalista, «il clima che si respira – e che pure io non mi sento di assecondare – è quello del “non volerne più sapere” dei politici, anche di Formigoni. È un clima generale, che si vede anche a sinistra dove un Roberto Saviano si vergogna a presentarsi con un Pier Luigi Bersani perché il segretario, ormai, è vecchio».

Dovesse dare un “consiglio da amico” al governatore, gli direbbe «di tenere in maggior conto i sentimenti della pubblica opinione» che – giusti o sbagliati che siano – questi sono: «Gli italiani, così come nel 1992, sono stufi. Siamo nel bel mezzo di una crisi economica e di credibilià pubblica che non guarda ai colori politici. E la magistratura gioca a tenere sotto scacco i partiti. Giusto che lui rispetti il patto con gli elettori che lo hanno eletto», ma deve anche trovare il modo per recuperare la fiducia  politica su cui quel patto è fondato. Un lavoro cui non si può sottrarre: «Deve superare l’esame della pubblica opinione».