Fontana (Lega): Se il Pdl non lo segue sulla macroregione, Formigoni venga con noi

L’azzurro lancia l’idea di una macroregione: «È una provocazione intelligente, darebbe maggiore autonomia». Intervista al sindaco di Varese Attilio Fontana.

Non vuol fare il secessionista Roberto Formigoni, non vuole neppure chiamarla Padania. Però, prima di partire per la Corea del Sud (incontri istituzionali per promuovere l’Expo) ha buttato lì in conferenza stampa alcuni punti chiave per un progetto di macroregione: Piemonte, Veneto, naturalmente la Lombardia e addirittura l’Emilia Romagna di Vasco Errani diventerebbero parte di un unico ente. Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese al secondo mandato, già presidente del Consiglio Regionale Lombardo, ci sembra l’interlocutore giusto per commentare e approfondire le ultime dichiarazioni del Governatore della Lombardia.

Formigoni è un sognatore?
Non penso: si stanno creando le condizioni per rivedere l’organizzazione del nostro Paese anche da un punto di vista istituzionale. È una provocazione intelligente che fa seguito a quella del nostro segretario federale Roberto Maroni: cercare di formare una grossa provincia che raccolga territori che siano omogenei, che abbiano gli stessi problemi e che attuino le stesse risposte ad essi. Sarebbe un primo passo verso la citata “macroregione”.

È stato molto preciso il Governatore nell’esporre i punti qualificanti di una macroregione, che potrebbe essere a livello europeo più importante della Baviera: dalle politiche ambientali a quelle dei trasporti (Trenord che si espanderà presto), dalla spesa sanitaria ammortizzata da una centrale acquisti, fino alla gestione dell’Expo nel 2015. È un progetto già in cantiere, quindi?
È assolutamente vero. Come dice Formigoni, una macroregione del nord Italia sarebbe più importante della Baviera e mi auguro che il progetto ci sia. Tra i punti che ha elencato il presidente, aggiungerei lo sviluppo turistico delle nostre terre: ci sono tantissimi argomenti sui quali sviluppare sinergie.

L’urgenza di Formigoni è dettata, come dice lui stesso, dall’impossibilità da parte del Nord di trainare il Sud fuori dalle secche dei buchi di bilancio: la Grecia, stigmatizza, ce l’abbiamo in casa. Ma come si può supportare un modello di macroregione senza rischiare la secessione, con questa organizzazione amministrativa territoriale dello Stato italiano?
La secessione è un argomento ideologico, anche se questo Paese vive già una sorta di secessione: per quanto riguarda il problema della legalità o il rispetto delle regole burocratiche, per esempio, la secessione è già in essere. A questo punto si chiede maggior autonomia: la macroregione dovrà avere sempre più competenze, proprio per non essere costretta a sopportare il peso di tutto il resto del Paese.

Il recente via libera all’accorpamento delle province potrebbe essere un primo passo? O è soltanto fumo negli occhi?
Per come è stato concepita nel quadro degli interventi di spending review dal governo Monti, la riforma delle province è niente! Dico sempre che le grandi riforme strutturali non si possono fare per decreto e nei momenti di difficoltà economica. Oltre che compattare le province bisognava avere il coraggio di accorpare anche le regioni: questo non avrebbe intaccato l’efficienza e la funzionalità e avremmo risparmiato sui costi delle spese. Il risultato dell’accorpamento voluto così, porterà soltanto più disagio ai cittadini e meno posti di lavoro.

Questa macroregione nascerebbe tra due realtà che stanno cercando un’identità: l’Unione Europea e uno Stato italiano alla perenne ricerca di fondamentali per la crescita economica. Quale sarebbe il primo interlocutore della macroregione del nord?
Immagino le altre macroregioni europee. L’Europa, così com’è oggi strutturata non potrebbe essere di grande aiuto nel confronto economico – amministrativo e nella dialettica politica.

E per quanto riguarda lo Stato italiano?
Mah… esiste ancora lo Stato italiano? Non lo so. Dopo le ultime uscite della Merkel, che personalmente posso anche capire e giustificare, la domanda me la pongo sempre più spesso.

Con che tipo di Lega Formigoni aprirebbe il dialogo?
Bisognerebbe chiederlo a lui: noi siamo la Lega. Una, sola e indivisibile. La Lega, oggi, rimane l’unica formazione partitica nel panorama politico italiano: l’unica che c’è, che rimane, che ha le idee chiare e che sta facendo proposte che abbiano un significato.

E la Lega cosa si aspetta dal Pdl, il partito di Formigoni?
Mi aspetto che finalmente dia una vera sterzata verso l’autonomia, il federalismo e il cambiamento di questo Paese: la sola cosa di cui abbiamo veramente bisogno; che non ci si fermi alle dichiarazioni e che, magari, seguano sinceramente il Formigoni federalista. Altrimenti, potrebbe essere lo stesso Governatore lombardo a staccarsi dal Pdl e magari venire da noi: un posto per uno come lui nella Lega c’è sempre. Lo conosco da anni, l’ho sempre molto stimato e apprezzato.

Un’ultima domanda: se fosse in vita il professor Gianfranco Miglio parteggerebbe per il ticket Formigoni-Lega?
Miglio parteggerebbe per il ticket macroregioni-macroprovince, e per tutti quelli che sostengono queste strutture territoriali.