Flop British: Inghilterra ripresa da Damjanovic, bomber del campionato coreano

«Per 20-30 minuti abbiamo smesso di giocare dopo la pausa». Nell’amara analisi di Steven Gerrard c’è tutto il mea culpa della Nazionale inglese, incapace di superare il Montenegro nel match di qualificazione di ieri sera. La gara di Podgorica aveva una valenza speciale, non solo per il primato nel Gruppo H: c’era da superare gli spettri dell’ultimo match qui giocato, quando i Tre Leoni fecero 2-2, si qualificarono, ma dovettero pagare l’espulsione di Rooney e il clima infuocato del pubblico di casa. Anche ieri hanno pagato le ostilità delle gradinate di casa: partiti benissimo col gol di Wazza, nel secondo tempo hanno subito la rimonta dei balcanici. Con Jovetic e Vucinic un po’ in ombra, ad andare gol ad un quarto d’ora dal termine è stato Damjanovic, uno che per intenderci ha 32 anni e gioca nel campionato coreano da 5. Inglesi secondi, montenegrini primi: la qualificazione non è certo compromessa, ma con solo quattro gare rimaste si fa in salita. E tra tutte le squadre delle isole britanniche l’Inghilterra, paradossalmente, è forse quella che se la passa meglio di tutte.

SCOZIA E GALLES, BYE BYE. Chi mastica amaro, amarissimo, è Gareth Bale: il suo rigore non è bastato al Galles a superare la Croazia, che, a differenza del Montenegro, la rimonta l’ha fatta fino in fondo, e in terra straniera. Al Liberty Stadium il finale è stato fatale per gli uomini di Coleman: Lovren ed Eduardo mandano i biancorossi in vetta al girone, a pari punti col Belgio, tagliando le gambe ai Dragoni, troppo incostanti nel cammino avuto fin qui. Ancor peggio, sempre nel Gruppo A, sta la Scozia: strapazzata 2-0 dalla Serbia è ultima in classifica. Dalle parti di Glasgow nessuno ricorda un periodo così nero: la Tartan Army paga il declino del suo campionato, povero di soldi e nomi di valore, per di più orfano dalla scorsa estate dei Rangers. Di giovani di valore ce n’è pochi, e dopo il ko di ieri il tecnico Strachan ha fatto capire che c’è poco da preoccuparsi: «Serve una totale ristrutturazione».

IL TRAP RISCHIA? Spostandosi verso occidente il risultato non cambia: se la sconfitta dell’Irlanda del Nord con Israele meraviglia poco (a Belfast avevano perso da tempo la speranza di rivedere la propria nazionale ai Mondiali, dove mancano dal 1986) il pari dell’Aviva Stadium tra Irlanda e Austria è un pugno nello stomaco difficile da assorbire per il Trap, in vantaggio fino al 92’. Immancabilmente a Dublino è iniziato il tiro al bersaglio sull’allenatore di Cusano Milanino, colpevole di adottare un calcio troppo vecchio e difensivista: non si parla al momento di un suo esonero, ma le domande dei giornalisti ieri andavano tutte in quella direzione. La realtà però è che la rosa della Green Army permette pochi azzardi, il cambio generazionale è nel suo momento più ostico e ieri la sfortuna ha fatto la sua parte. Ma più in generale sullo zoppicare del calcio d’Oltremanica vale la pena fermarsi a fare una rapida riflessione: la Premier, torneo che catalizza il maggior numero di giocatori delle Nazionali britanniche e irlandesi, è anche la lega che ospita la più alta percentuale di giocatori stranieri. Una peculiarità che, forse, a lungo andare rischia di zavorrare troppo l’esplosione di nuovi talenti.

Seguici su Tempi Sport