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Flixbus (o della schizofrenia della politica italiana)

maggio 31, 2017 Francesca Parodi

Il caso del startup degli autobus low cost e la storia dell’emendamento che compare e scompare. Intervista ad Andrea Giuricin dell’Istituti Bruno Leoni

FlixBus

«Decisamente non è un buon periodo per la concorrenza in Italia». Così il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda commenta su Twitter la controversa vicenda Flixbus. Sabato 27 maggio, la commissione Bilancio della Camera ha infatti approvato un nuovo emendamento anti-Flixbus alla cosiddetta “manovrina”. È stato così stabilito che la società tedesca di pullman low cost, operante in Italia, sarà costretta a chiudere se non cambierà il proprio modello di business entro ottobre 2017.

COME FUNZIONA. Flixbus è una piattaforma commerciale che raccoglie in un unico luogo virtuale le aziende locali di pullman, le quali svolgono il servizio operativo mettendo a disposizione i mezzi di trasporto e il personale. Flixbus non possiede pullman propri, ma collabora con le altre imprese del territorio, gestendo la pianificazione della rete, le attività di comunicazione, marketing e la gestione dei prezzi. Il loro sito è accuratamente costruito e caratterizzato dal verde acceso che distingue la start up. I prezzi, molto competitivi, non sono fissi, ma variano in base alla domanda e i pullman forniscono ai clienti servizi aggiuntivi come prese di corrente e rete wifi.

IL CONFLITTO. Chi punta il dito contro Flixbus sono sostanzialmente le imprese di pullman che non vogliono collaborare con la società tedesca, ma che d’altra parte non sono disposte a rinnovare il loro modello di business per adattarsi alle nuove esigenze di mercato. «Flixbus ha mostrato un’enorme capacità di innovazione offrendo un’ottima qualità di servizio, mentre le lobby di pullman e tassisti sono sempre contrari a trovare nuovi mezzi per competere» commenta a tempi.it Andrea Guiricin, fellow dell’Istituti Bruno Leoni ed esperto del settore trasporti. «Il mercato è in continua evoluzione e il modo migliore per competere è quello di anticipare i cambiamenti per diventare leader nell’innovazione. L’Italia invece tende a formare monopoli o oligopoli che di fatto bloccano, tramite il Parlamento, queste forme di innovazione perché si ha paura della concorrenza». Il problema dunque, spiega Guiricin, è la collisione tra gli interessi della comunità che trarrebbe beneficio da un sistema di sana concorrenza e gli interessi di una minoranza che si trincera per difendere la propria categoria. «Come al solito, in Italia si preferisce evitare qualsiasi riforma per favorire piccoli gruppi di interesse, a discapito di quanti vorrebbero un servizio più efficiente e competitivo».

L’EMENDAMENTO. La questione Flixbus si trascina da mesi. Lo scorso febbraio, quando il decreto Milleproroghe era all’esame in Senato, alcuni parlamentari pugliesi del partito di Raffaello Fitto avevano presentato un emendamento che avrebbe costretto Flixbus a dotarsi di pullman propri per ottenere la licenza per il trasporto. L’emendamento era stato approvato, ma poche settimane dopo, il governo, messo sotto pressione dal fronte opposto e da una raccolta di firme online, aveva abrogato la norma (che non poteva essere modificata perché blindata dalla fiducia). Con l’ennesimo dietrofront, però, sabato scorso quello stesso emendamento è stato nuovamente approvato, praticamente identico, in Commissione Bilancio. Il problema è che questa volta non si capisce chi siano gli autori di questa norma. Secondo il resoconto della riunione, infatti, l’emendamento, firmato dalla deputata Pd Liliana Ventricelli, conteneva inizialmente maggiori garanzie per i lavoratori ed era stato scartato dal relatore e deputato Pd Mauro Guerra. Successivamente è stato riformulato in una veste completamente diversa e che ricorda in maniera l’emendamento al decreto Milleproroghe precedentemente abrogato. Con questa nuova formulazione, l’emendamento è stato approvato. Non è chiaro chi abbia richiesto la riformulazione. Ventricelli si è dichiarata contraria e ha inizialmente additato Guerra, dichiarando a Repubblica: «Lo ha riformulato e fatto approvare in commissione a mia insaputa, al momento non ho avuto spiegazioni». Secondo il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia, Ventricelli ha «accettato la riformulazione». Tuttavia, dai verbali della seduta risulta che non ci sia stata nessuna richiesta di riformulazione né da parte di Guerra né del governo, che anzi si era espresso di parere negativo attraverso il ministro Calenda. Parlando con il Foglio il presidente Boccia scioglie il mistero: «La riformulazione è sempre del relatore – in questo caso Guerra – e c’è stato anche il parere favorevole del governo attraverso il viceministro Morando». Poi specifica: «Non è un emendamento anti Flixbus, c’è stato dibattito serio in commissione, come quello che ha riguardato l’impatto del digitale sull’economia, da Airbnb alla Google tax». Boccia nega inoltre che dietro l’approvazione del nuovo emendamento ci siano aziende pugliesi, ma riconosce che «molte aziende di trasporti sono del sud, come è vero che le pressioni a favore di Flixbus vengono tutte dal nord». C’è chi riassume tutta questa contorta e nebulosa vicenda definendola frutto di «schizofrenia politica», come fa il deputato Andrea Mazziotti del gruppo Civici Innovatori che ha difeso Flixbus negli ultimi mesi.

OSCILLAZIONI POLITICHE. Anche Giuricin definisce «una sorta di bipolarismo» questo comportamento della classe politica italiana, che si dimostra ancora una volta miope. «Su questi argomenti la politica segue sempre il sentiment degli italiani e visto che, su queste nuove piattaforme, gli italiani hanno pareri contrastanti, allora anche la politica continua a oscillare». Il risultato di questa chiusura «non è solo un danno per il consumatore, ma anche per il livello di innovazione del nostro paese. Pensiamo a quelle imprese straniere che vogliono investire in Italia: come al solito, noi le blocchiamo e poi ci lamentiamo che l’Italia non riceve abbastanza investimenti esteri».

Foto Ansa

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