“Fiore di roccia” di Ilaria Tuti ha il merito di aver diffuso al grande pubblico una vicenda vera a lungo pressoché dimenticata. E di averlo fatto con bella scrittura, idee non banali e colpi di scena
Agosto. Spero per voi che leggete che siate finalmente in vacanza. Magari sulle Alpi: chissà, forse nei pressi di quei luoghi dove proprio nell’estate di 110 anni fa i nostri Alpini cominciavano la loro Grande Guerra, con il tremendo conflitto che li contrappose agli austriaci. De Gregori canta che «la guerra è bella, anche se fa male»; ma che ci può mai essere di bello in questo Male che ancora non siamo stati capaci di bandire dalla Terra? Forse soltanto che più è grande il male, più su di esso si staglia il bene, quando vi trova spazio d’agire. Non del male c’è da stupirsi, che tanto pare essere inevitabile; quanto del bene, che invece è fin troppo chiaramente non necessario.
La riscoperta di una vicenda a lungo dimenticata
E mentre scrivo, sto pensando proprio a una storia di bene nel male, che ci viene dalla Prima Guerra mondiale, precisamente dai monti friulani della Carnia: la vicenda – tuttora poco nota a livello nazionale – delle Portatrici carniche. Queste donne di varia età ...
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