Solo alla Fiom poteva venire in mente di fare uno sciopero «assolutamente irrazionale» a Grugliasco

Contro anche le altre sigle sindacali, la Fiom sciopera nello stabilimento che continua a registrare segni “più”. Difficile capirne le motivazioni

La Fiom, che pure aveva “aperto credito” al rilancio sotto il segno della Maserati dello stabilimento di Grugliasco (qui la storia sulla copertina di Tempi), ha scioperato (è la prima volta) anche nello stabilimento che ha registrato il più nitido dei “segni più” sul bilancio della casa automobilistica torinese. Ieri l’altro, senza l’appoggio di alcuna altra sigla sindacale, il sempre più radicale sindacato guidato dal telegenico Maurizio Landini, ha proclamato l’astensione di un’ora dal lavoro: uscita dalla fabbrica e assemblea davanti all’ingresso di corso Allamano. Uno sciopero contro cui non si è schierata solo l’azienda, ma anche gli altri sindacati, che nei giorni precedenti all’agitazione hanno volantinato contro l’iniziativa di Fiom-Cgil. Secondo il segretario torinese dei metalmeccanici cigiellini Federico Bonomo, «tra i lavoratori c’è malcontento per le condizioni di lavoro e perché la trattativa sul contratto si è arenata e non sta portando soldi nelle tasche dei lavoratori».

MALCONTENTO RELATIVO. Un malcontento relativo, se anche le più alte rivendicazioni del sindacato parlano di un «30 per cento di adesione». Cifre ben minori quelle di Fiat, che ha definito «incomprensibile questo sciopero». Secondo il Lingotto, «l’adesione è stata di poco inferiore all’11 per cento dei lavoratori, 209 persone su 2.019, per una perdita complessiva di undici vetture. Difficile comprendere la protesta, per rinnovare l’impianto con i nuovi modelli l’investimento della Fiat è stato di circa 1 miliardo di euro, in uno stabilimento che quando è stato rilevato dalla Fiat, più di quattro anni fa, era fermo da diversi anni senza alcuna prospettiva produttiva».

BOOM DEGLI ORDINI. Nei giorni scorsi, altre sigle sindacali avevano indetto, dando indiretta conferma dell’andamento positivo della produzione, uno sciopero – poi revocato – per l’esiguità delle ferie (solo due settimane, invece delle tre richieste). Una riduzione dovuta proprio al successo di vendita della Ghibli e della Quattroporte, in seguito al quale il gruppo ha annunciato che altri 350 lavoratori verranno spostati dalle carrozzerie di Mirafiori a Grugliasco. Dove sono già stati riassorbiti i 1.100 ex dipendenti della ex Bertone, acquisita da Sergio Marchionne nel 2009. Il boom degli ordini comporta anche turni più gravosi per i dipendenti: da settembre, per esempio, si lavorerà anche il sabato.

IRRAZIONALE. Di fronte alle proteste, quelle messe in atto più che quelle paventate, l’azienda automobilistica evidenzia come «si sia svolta in uno degli stabilimenti automobilistici più moderni del mondo, che adotta tecnologie all’avanguardia e dove vengono costruite automobili di lusso che stanno ottenendo un grande successo internazionale. In un momento, poi, come questo dell’economia italiana dove la disoccupazione ha raggiunto punte senza precedenti, scioperare in un impianto che sta creando posti e opportunità di costruire prodotti di alta qualità che per oltre il 90 per cento vengono esportati, è assolutamente irrazionale».