Tentar (un giudizio) non nuoce
Finalmente il Buono scuola nazionale!
Nella Legge Finanziaria in approvazione in questi giorni al Senato, e che passerà poi alla Camera per la votazione definitiva prima di Capodanno, per la prima volta nella storia del nostro Paese viene riconosciuto e introdotto nella normativa nazionale quello che è stato il simbolo della storica battaglia lombarda per la libertà di educazione.
Ciò sarà possibile attraverso un emendamento a firma della senatrice Mariastella Gelmini, di Noi Moderati, riformulato e condiviso dal Governo e già approvato dalla Commissione Bilancio del Senato.
Voglio dire subito con chiarezza che si tratta solo di un primo risultato, che non conclude la battaglia per arrivare alla piena libertà di educazione. È però un risultato dal forte valore simbolico, di cui occorre riconoscere il grande merito a chi lo ha conseguito, perché rompe un tabù che per decenni ha bloccato ogni passo avanti su questo terreno.
Lo stanziamento di 20 milioni di euro per il 2026 va nella direzione di riconoscere in modo concreto il diritto dei genitori a scegliere il percorso formativo più adatto per i propri figli. Il contributo potrà arrivare fino a 1.500 euro per studente ed è destinato agli alunni delle scuole paritarie secondarie di primo grado e del primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado, con un limite ISEE fissato a 30 mila euro.
Un paletto significativo
Si tratta di un sostegno mirato, pensato per accompagnare le famiglie meno abbienti che affrontano un sacrificio economico significativo per garantire ai propri figli la scelta educativa da loro ritenuta migliore. Una scelta che oggi, troppo spesso, è possibile solo a costo di rinunce pesanti o viene semplicemente esclusa per ragioni economiche.
In linea di principio, il buono scuola non dovrebbe essere assoggettato ad alcun limite ISEE, perché si tratta di riconoscere un diritto costituzionalmente tutelato, come la sanità o la giustizia. Per questi diritti nessuno pensa di inserire limiti reddituali o patrimoniali. Tuttavia, le risorse ancora limitate impongono una scelta, e mi pare equo concentrare questo contributo su chi ha più bisogno. È un primo passo, realistico e politicamente sostenibile.
In futuro sarà certamente necessario incrementare le risorse destinate al buono scuola, ma intanto viene posto un paletto significativo su un obiettivo che era inserito nel programma di governo del centrodestra e che il Presidente Meloni aveva più volte ricordato. Un impegno che oggi inizia a tradursi in un atto normativo concreto.
Un valore culturale
Resta comunque il valore del principio introdotto dalla norma. Il sistema scolastico ed educativo, per essere realmente paritario, deve esserlo anche sul piano economico. Deve terminare la discriminazione economica che oggi colpisce le famiglie che scelgono le scuole paritarie, ovvero scuole pubbliche non statali, che svolgono una funzione riconosciuta dallo Stato e che contribuiscono in modo significativo al pluralismo educativo del Paese. Famiglie costrette a pagare due volte. La prima attraverso le imposte fiscali, come tutti, la seconda attraverso rette spesso di migliaia di euro.
Si tratta dunque di una notizia importante per migliaia di famiglie e per l’intero sistema educativo. Questo intervento non ha solo un valore finanziario, ma anche culturale e istituzionale. Riconosce il ruolo delle scuole paritarie all’interno del sistema pubblico di istruzione e riafferma il principio della libertà di scelta educativa dei genitori, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla Costituzione.
Libertà di educazione
La misura è stata accolta con favore anche dalle principali associazioni di famiglie e scuole paritarie, che hanno richiamato esplicitamente il fondamento costituzionale della libertà di scelta educativa.
È un passo nella direzione di una scuola più libera, più inclusiva e più attenta ai bisogni delle famiglie, capace di valorizzare tutte le energie educative presenti nella società.
Ci attendiamo passi ulteriori, ancor più significativi. Intanto salutiamo con grande favore e apprezzamento questo primo segnale della volontà di passare dalle parole ai fatti.
Mi auguro che a nessuno venga in mente di usare le risorse nazionali per sostituire quelle già messe a disposizione, per lo stesso obiettivo, a livello regionale e locale. Sono e devono rimanere risorse aggiuntive. La Lombardia, nel suo bilancio approvato ieri, conferma i propri stanziamenti. Lo facciano anche tutti gli altri enti che si dicono amici delle famiglie e della libertà di educazione.
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