Filippine. Un referendum per porre fine al terrorismo islamico e indipendentista

Il voto per creare la regione autonoma di Bangsamoro, nell’isola di Mindanao, potrebbe porre fine alla rivolta del Milf e di altri gruppi radicali

Almeno 120 mila persone sono morte dal 1969 a oggi nell’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine, teatro per 50 anni di attentati terroristici islamici e scontri a fuoco tra gruppi indipendentisti ed esercito nazionale. È per mettere fine a questa guerra che oggi 2,8 milioni di filippini di Mindanao sono stati chiamati a votare lo storico referendum sulla Bangsamoro Organic Law (Bol) che, in caso di approvazione, darebbe vita a un territorio dotato di forte autonomia.

LA GUERRA DEL MILF

Il voto è la conseguenza delle lunghe trattative di pace condotte dal governo di Manila da una parte e il Moro Islamic Liberation Front (Milf) dall’altra, il principale gruppo di terroristi che si batte per l’indipendenza dell’isola abitata prevalentemente da musulmani. Se passerà il referendum, e nascerà la regione autonoma di Bangsamoro, in cambio i circa 40 mila ribelli del Milf deporranno le armi e smetteranno di chiedere l’indipendenza. «Questa è la prima volta che voto», ha dichiarato il 70enne Murad Ebrahim, leader del Milf. «Questa consultazione rafforza la trasformazione della guerra armata in politica democratica».

Il governo del presidente Rodrigo Duterte spera che l’autonomia ponga fine agli attentati e tolga agli estremisti islamici il principale motivo di attrazione nei confronti dei tanti giovani che arruolano. È dal Milf, ad esempio, che nel 2005 si è staccato il gruppo terroristico Abu Sayyaf, con l’obiettivo di instaurare uno Stato islamico in Mindanao. Nel 2014, il suo leader Isnilon Hapilon è stato tra i primi a giurare fedeltà all’Isis di Al-Baghdadi insieme ad altre tre milizie, tra le quali il Maute.

L’ATTACCO A MARAWI

Queste sono le milizie che il 23 maggio 2017 hanno invaso e conquistato la città di Marawi, città di 200 mila abitanti di Mindanao che l’esercito è riuscito a riconquistare solo il 23 ottobre, dopo cinque mesi. La Chiesa cattolica delle Filippine si è espressa a favore del “sì” al referendum, nella speranza che possa placare le violenze.

Come riportato da AsiaNews, i militanti del Milf sono chiamati a gestire la triennale fase di transizione politica e i 950 milioni di dollari Usa in investimenti che nei prossimi 10 anni Manila si è impegnata a devolvere alla regione autonoma. Ma «questo alimenta il malcontento delle altre etnie islamiche, come i Tausūg, che hanno dichiarato di preferire l’assetto federale, e i Maranao». Secondo padre Stefano Mosca (Pime), «il governo ha trattato solo con il Milf, escludendo di fatto gli altri gruppi musulmani che ora si oppongono alla legge». Se molto probabilmente prevarrà il “sì” è anche per «la paura diffusa che i militanti del Milf possano riprendere azioni violente, come attentati o rapimenti di stranieri».

Foto Ansa