Filippine, si tratta dopo il blitz dei separatisti: «Ostaggi come scudi umani»

Da due giorni centinaia di civili sono prigionieri del Mnlf, gruppo islamico che si batte per l’indipendenza del Bangsamoro. Il racconto del missionario del Pime Mariani: «Ci sono già settemila rifugiati».

Torna il terrore nel sud delle Filippine, dove lunedì un gruppo armato del Fronte nazionale di liberazione Moro ha fatto irruzione per le vie di Zamboanga, centro a maggioranza cristiana nel sud dell’isola di Mindanao. Il blitz armato ha visto protagonista qualche centinaio di ribelli, che hanno ingaggiato uno scontro armato con la polizia uccidendo 9 persone e ferendone 24, per poi prendere in ostaggio 168 civili, che ormai da due giorni sono nelle mani degli indipendentisti.

GUERRE TRA SEPARATISTI. Responsabile dell’azione è, come detto, il Mnlf, movimento islamico che dagli anni Sessanta opera con azioni di terrorismo per l’indipendenza dell’area del Bangsamoro. Gli episodi di questi giorni minano il processo di pace che dal ’96 il governo di Manila sta tentando di costruire con i separatisti musulmani: il blitz è un segno del disappore per la “pace separata” firmata con il Fronte islamico di liberazione Moro, gruppo fuoriuscito proprio dal Mnlf, e coincide con la visita in città del Ministro dell’Interno Manuel Roxas. Al momento gli ostaggi sarebbero stati portati in alcuni villaggi attorno a Zamboanga, dove l’esercito vorrebbe evitare un’azione armata per liberarli: l’alta presenza di uomini fedeli al fronte separatista nella zona rende rischioso un intervento.

OSTAGGI COME SCUDI UMANI. «La città è bloccata, tutto è chiuso, tutto è fermo: farmacie, scuole, uffici, negozi», la voce è quella di padre Giulio Mariani, missionario del Pime e direttore del Centro Euntes di Zamboanga, intervistato da Radio Vaticana. «Ci sono già almeno settemila rifugiati che hanno bisogno di tutto e questa situazione porta ulteriori problemi alle famiglie, che dipendono dal lavoro giornaliero: non potendosi recare al lavoro, sono senza soldi». Secondo quanto raccontato dal sindaco della città, Maria Isabelle Climaco Salazar, durante lo scontro con polizia ed esercito gli uomini avrebbero usato alcuni ostaggi come scudi umani: dall’area sud di Rio Hondo sarebbero poi risaliti fino al municipio, tentando di issare la propria bandiera al posto di quella filippina.

«VOGLIONO UNO STATO INDIPENDENTE». «I ribelli del Mnlf chiedono l’indipendenza, non l’autonomia», spiega ancora padre Mariani. «Nel trattato di pace il governo parla di formare una regione autonoma musulmana, Bangsamoro, ma loro non l’accettano, puntando invece a uno Stato indipendente. Infatti, i ribelli hanno cercato di arrivare al municipio di Zamboanga per cambiare la bandiera delle Filippine con la loro bandiera, per dire che dichiaravano Zamboanga capitale dello Stato indipendente musulmano».