Fedez sarebbe la prima vittima del ddl Zan

Avete presente le sue parole nella canzone “God War”? Un bell’esempio di stereotipo antisemita

Fedez durante la presentazione delle novità 2020 di Amazon Prime Video

«Le ragazze sono più intelligenti dei loro coetanei maschi». «Tutto sommato, è meglio essere gay che eterosessuali». «Il rugby è uno sport da uomini». «Per crescere bene, un figlio avrebbe bisogno di un padre e di una madre». Attenzione, se siete d’accordo con una o più di una di queste frasi, e se vi dovesse capitare di pronunciarla o diffonderla in altro modo pubblicamente – magari attraverso un post su un social -, dopo l’approvazione della cosiddetta legge Zan contro l’omofobia e la transfobia rischierete di essere denunciati, potreste subire un processo umiliante che vi costerà un bel po’ di soldi e se vi va male sarete condannati a mesi di prigione e a migliaia di euro di sanzioni.

Non ci credete? Forse non avete letto cosa c’è scritto nell’articolo 2 del testo unificato che è stato recentemente calendarizzato per la discussione in Senato.

Quell’articolo modificherà l’articolo 604-bis del codice penale, che da quel momento in avanti punirà la «propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigazione a delinquere e atti discriminatori e violenti per motivi razziali, etnici, religiosi o fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

Intimidire chi la pensa diversamente

Se dunque voi sosterrete pubblicamente che essere gay è meglio che essere eterosessuali, o viceversa; che le femmine sono più intelligenti dei maschi, o viceversa; che una forma di famiglia è preferibile a un’altra; che i due sessi sono diversamente portati per diverse attività umane, in tutti questi casi potrete essere denunciati da qualcuno che se ne è avuto a male perché pensa che state facendo «propaganda di idee fondate sulla superiorità… istigazione… ad atti discriminatori… per motivi… fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

È a tutti evidente che il ddl Zan è portato avanti dai partiti italiani di sinistra per intimidire chi non la pensa come loro su tutto ciò che riguarda famiglia, educazione, sesso: le realtà più intime della vita umana, sulle quali da sempre i partiti di matrice rivoluzionaria mirano a legiferare per potere rimodellare l’umanità secondo i loro progetti palingenetici.

Non frenare i consumi

Perché cantanti e attori, che dovrebbero avere a cuore la libertà di espressione fino ai limiti del tollerabile, intervengono in massa a sostegno di un provvedimento palesemente liberticida?

Perché al giorno d’oggi cantanti e attori, prima che artisti, sono operatori dell’industria dell’intrattenimento, e l’industria dell’intrattenimento, basata come tutte le altre industrie sulla massimizzazione dei profitti, ha bisogno di eliminare le visioni del mondo (dunque del sesso e della famiglia) che frenano i consumi.

Chiunque esprima punti di vista lesivi del “consumo” di sesso illimitato, ostativi della fluidità dei generi e degli orientamenti sessuali e della molteplicità delle forme di famiglia, che sono condizioni necessarie all’aumento dei consumi indotti da impulso erotico/affettivo, va accusato di istigazione alla discriminazione e alla violenza verso altri.

Ciò che è stabile è statico, e non produce profitti; ciò che è mobile è suscettibile di cambiamenti e di trasformazioni sempre più rapidi, e quindi produce profitti crescenti.

L’industria del ghetto

Per questo chi ancora pretende di enunciare gerarchie di valore nell’ambito delle relazioni affettive, a cui dovrebbero corrispondere trattamenti particolari da parte delle istituzioni in vista della coesione e della stabilità sociale, deve essere combattuto anche con leggi di sapore intimidatorio: la sua visione conservatrice e tradizionale frena la crescita economica, che ha bisogno della massima disinibizione dei costumi.

Che a promuovere gli interessi del capitalismo avanzato oggi siano i partiti di sinistra non è affatto strano, ovvero non è una novità: lo avevano già capito e lo hanno affermato più di quarant’anni fa intellettuali di diversa estrazione come il conservatore cattolico Augusto Del Noce e il comunista eretico Pier Paolo Pasolini, persino il sulfureo Mario Mieli, che nel 1977 scriveva:

«Protezione degli omosessuali, morale permissiva, tolleranza, emancipazione politica conseguita entro certi limiti nei paesi a dominio reale del capitale, tutto ciò si rivela in sostanza funzionale al programma di mercificazione e sfruttamento dell’omosessualità da parte dell’impresa capitalistica. L’industria del ghetto è assai fruttifera: bar, club, alberghi, sale da ballo, saune, cinema, stampa pornografica per soli omosessuali costituiscono fonti di cospicui introiti per gli sfruttatori del cosiddetto “terzo sesso”».

Che a promuovere gli interessi del capitalismo libertino siano cantanti e attori è ancora meno strano, perché sono loro i massimi beneficiari – in termini di fama e di benessere materiale – del permissivismo sessuale.

La loro partecipazione alla campagna propagandistica comunque è molto pericolosa, perché rischia di ricreare un clima di intolleranza stile anni Settanta.

Fedez finta vittima

L’intervento del cantante pop rap Fedez è esemplare a questo riguardo. Fedez è riuscito nella notevole impresa comunicativa di presentarsi come vittima della censura nel mentre che demonizzava e additava al pubblico ludibrio una dozzina di persone che non sono conosciute dal largo pubblico e che non avranno mai la possibilità del contraddittorio.

Lui, privilegiato che dispone dell’accesso ai mezzi di comunicazione di massa, si è calato nei panni della vittima mentre in realtà vestiva gli abiti del boia che decapitava simbolicamente le sue vittime davanti a una grande folla.

C’è però anche un aspetto ingenuo e controproducente (per lui) in questo tipo di intervento: Fedez di fatto polemizza con persone molto meno famose di lui, che non sono sul suo stesso piano (mediatico).

Stavolta non attacca Salvini e non interloquisce col papa (che chiamò “Francy” su Instagram), atti che gli conferiscono statuto, ma si abbassa di livello; per imporre il suo punto di vista chiama in causa figure dalla cui demonizzazione non gli deriva alcun vantaggio, anzi: sono i vari Bastoni, Coghe, Zelger, ecc. che lo devono – fino a un certo punto – ringraziare perché l’intervento del rapper promuove il loro profilo pubblico, la loro visibilità. E infatti Fedez ha subito spostato il tiro della sua polemica sulla Rai: una grossa istituzione, dunque una controparte che gli conferisce maggiore visibilità.

Tuttavia i “beneficiati” (mediaticamente parlando) dell’invettiva di Fedez possono rallegrarsi solo fino a un certo punto: la denigrazione dell’avversario politico da un pulpito abbastanza alto da potersi rivolgere alle masse e senza possibilità di contraddittorio è, questa sì, una forma di istigazione alla violenza, morale o materiale, contro l’avversario politico.

Pan per focaccia

Chi ha vissuto gli anni Settanta lo sa benissimo, come sa che il linciaggio mediatico degli avversari politici tracima nell’intimidazione fisica e nella violenza materiale quando è accompagnato da certe circostanze sociali, la più importante delle quali è una crisi economica profonda.

Purtroppo questa è una possibilità che non si può escludere, stante l’aleatorietà della fine della pandemia da coronavirus e delle probabilità di successo del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Se il ddl Zan dovesse diventare legge e se la congiuntura economica e il fanatismo ideologico dovessero condurre a una stagione di denunce intimidatorie verso i non conformisti del discorso sul sesso e di violenze verso gli avversari politici che hanno osteggiato la nuova legge, come ci si potrà difendere?

Credo che in quel caso la cosa migliore sarebbe ricorrere al nuovo articolo 604-bis del codice penale restituendo pan per focaccia.

«Ma loro c’hanno i soldi»

Nelle dichiarazioni pubbliche e nei testi delle canzoni dei cantanti che si stanno battendo a favore di una legge liberticida c’è molto materiale per liti giudiziarie.

Non conosco per nulla le canzoni di Fedez, ma casualmente mi sono imbattuto nelle parole della sua “God War”, che a un certo punto sono queste:

«Israele dice la nostra terra promessa/ ma ancora non si è capito chi cazzo gliel’ha promessa/ ma loro c’hanno i soldi quindi cosa c’interessa/ sparate a quei 4 scemi con il turbante in testa».

Un bell’esempio di stereotipo antisemita: gli ebrei usurai che tengono il mondo al guinzaglio grazie alla loro ricchezza finanziaria. Chissà quante altre chicche del genere si trovano nei testi dei musicisti fan del ddl Zan. Teniamole da parte come armi di dissuasione giudiziaria. E facciamoglielo sapere, perché l’arma di dissuasione funziona nella misura in cui il tuo avversario sa che ce l’hai veramente.

Foto Ansa