«Fatwe, minacce, intimidazioni». Così i paesi islamici hanno “convinto” l’Onu a salvare l’Arabia Saudita

Ban Ki-moon ha tolto l’Arabia Saudita dalla lista nera dei paesi violatori dei diritti dei bambini, anche se ne ha uccisi almeno 510 in Yemen nel 2015. Ufficiali dell’Onu rivelano: «Bombardati di minacce»

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Ha fatto scalpore la decisione di lunedì del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, riportata anche da tempi.it, di togliere l’Arabia Saudita dalla black list dei violatori dei diritti dei bambini. Il regime islamico era appena stato inserito giovedì per aver ucciso nel 2015 almeno 510 bambini e feriti altri 667 con i bombardamenti a tappeto in Yemen

TUTTI I PAESI ISLAMICI. Dopo aver accettato di rivedere i dati dell’Onu insieme agli emissari sauditi, Ban è stato accusato di cedere a non meglio precisate «pressioni». Ieri un informato articolo di Reuters, basato sulle dichiarazioni di funzionari Onu coperti da anonimato, ha dettagliato meglio di che cosa si tratta: «L’ufficio di Ban Ki-moon è stato bombardato per giorni dalle telefonate dei ministri degli esteri dei paesi arabi e anche da quelli dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic)». L’Oic è l’organismo intergovernativo più grande dopo le Nazioni Unite e riunisce 57 paesi musulmani rappresentando la «voce e gli interessi del mondo musulmano».

«MOBBING, MINACCE, RICATTI». «Tutta la corte» si è riunita per «fare mobbing, minacciare e ricattare» il segretario generale perché togliesse l’Arabia Saudita dalla lista nera. Secondo un ufficiale, si è trattato di una sconvolgente ed inedita operazione di «intimidazione». Un’azione politica e religiosa insieme: «Alcuni imam di Riyad hanno minacciato di emettere una fatwa contro l’Onu, per dichiarare l’organizzazione anti-islamica, impedendo di conseguenza ai membri dell’Oic di avere contatti e relazioni con essa, e vietando di finanziare e sostenere programmi e progetti delle Nazioni Unite».

«È IL MESSAGGIO SBAGLIATO». In sostanza, i paesi musulmani hanno minacciato di mandare in bancarotta le Nazioni Unite pur di difendere l’alleato saudita, che ha causato in Yemen migliaia di violazioni dei diritti umani nell’ultimo anno. In particolare, le attività a favore dei rifugiati palestinesi (Unrwa) avrebbero rischiato di chiudere. Fonti diplomatiche fuori e dentro l’Onu non hanno risparmiato critiche a Ban Ki-moon per la sua debolezza: «Ci si poteva aspettare la rabbia saudita, ma facendo un passo indietro si manda il messaggio sbagliato: se fai la voce grossa con il segretario generale, puoi averla vinta e il Consiglio di Sicurezza non muoverà un dito». Né per lui, né per i bambini dello Yemen.

Foto Ansa

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