«E ora, a più di metà Paese che non si fida dei magistrati la sinistra cosa propone?»
«Questo è il mio commento politico sugli elettori di centrodestra che non sono andati a votare Sì al referendum: possono andarsene a quel paese, e tenersi questa magistratura, a questo punto se la meritano». Se c’è un giornalista che da oltre trent’anni combatte il giustizialismo e denuncia gli errori dolosi dei magistrati e ciò che non va nel sistema giustizia, quello è Filippo Facci. Che infatti nei mesi scorsi si è speso in prima persona perché la riforma Nordio venisse approvata, e ora è arrabbiatissimo (ma non è la parola che usa lui, come non dice “a quel paese”): «Erano trentadue anni che aspettavo questa occasione», dice a colloquio con Tempi, scherzando amaro sul fatto che «vi è andata bene che mi avete trovato ancora vivo. Non ho voglia di aspettare di avere novant’anni per vedere la giustizia cambiare».
Referendum. La maggioranza silenziosa non è stata maggioranza
Qualche colpa il fronte del Sì ce l’avrà per questa sconfitta, gli chiediamo. «Se gli elettori non vanno a votare, come ha fatto il 37 per cento degli elettori della Lega o i tanti di Forza Italia che non sono andati oppure hanno votato No, non vuol dire per forza che ci sia stato uno sbaglio da parte di qualcuno. Gli errori nella campagna per il Sì li analizzeremo a bocce ferme ma io ora mi concentro sulle colpe della maggioranza silenziosa che non è stata capace di essere maggioranza».
È noto che, dal 97 per cento di consensi che la magistratura aveva negli anni di Mani Pulite, «quando si pensava che la magistratura dovesse fare anche il risanamento economico e politico del Paese, oggi più della metà degli italiani non solo ha scarsa fiducia nella magistratura, ma è anche favorevole a una riforma, magari non esattamente questa». Ma è una maggioranza che esiste, dice Facci, «ed è numericamente superiore a quella che è stata sufficiente a non far vincere il Sì».
A sinistra sono andati a votare di più, lo dicono le analisi dei dati, poi c’è «il voto “social” dei giovani» che hanno messo una X sulla scheda per la prima volta e che, oltre a non avere mai avuto a che fare con la giustizia, «non avevano proprio le basi per capire, anche perché il poco che sanno lo hanno studiato sui libri in classe, e sappiamo che testi scolastici circolano nelle scuole. Cosa doveva fare la Meloni? Moltiplicare i pani e i pesci? Ai prossimi di centrodestra che si lamentano della giustizia bisognerebbe rispondere che se la meritano, l’hanno voluta loro, dov’erano quando si poteva cambiare?».
Facci: «Cosa dice la sinistra agli italiani che non si fidano dei magistrati?»
In attesa di capire le conseguenze politiche di questo voto – ieri intanto si sono dimessi il viceministro della Giustizia Andrea Delmastro e la capa di gabinetto di Carlo Nordio, Giusy Bartolozzi, e Giorgia Meloni ha chiesto un passo indietro anche a Daniela Santanché – c’è una domanda che Facci vuole fare alla sinistra che festeggia la vittoria del No: «Appurato che metà dell’Italia reputa che ci sia un problema di giustizia, che non ha fiducia nella magistratura, che pensa non sia giusto che pm e giudici non paghino per i loro errori e che si promuovano tra di loro, cosa ha intenzione di fare per loro la sinistra?».
Facci parla «della sinistra decente, quella che non è Conte, per capirci, e neanche il sottovuoto spinto della Schlein. La mia domanda a loro è: “Siete contenti di rappresentare l’immobilismo, il conservatorismo allo stato puro rispetto a una magistratura che è l’unico corpo irriformato dal Dopoguerra? Dopo aver detto per mesi quello che era sbagliato fare, che cosa bisognerebbe fare?».
Il fronte del No? «Partito dei conservatori»
Di solito rispondono che bisogna accelerare i tempi della giustizia. «È quello che mi hanno detto quando ho posto la domanda dalle parti del Fatto Quotidiano, ma se un processo è sbagliato, è sbagliato anche se è veloce, indipendentemente dal fatto che gli organici dei tribunali siano riempiti. Cosa risponde questa sinistra, compresa quella milanese, al fatto che le zone in cui il Sì ha vinto sono tutte le zone più produttive del paese, non solo Lombardia, Veneto e Friuli? Ha intenzione di essere il partito della conservazione immobile che difende lo status quo? Signori della sinistra, adesso la palla è nel vostro campo: che facciamo?».
La risposta purtroppo è “niente”, spiega Facci: «A un dibattito sul risultato del referendum sentivo gente in teoria assennata sostenere che i magistrati del tribunale di Napoli hanno fatto bene a saltellare “perché è un richiamo costituzionale”. Ma questo è allucinante».
Il partito dell’Anm
Ma il loro obiettivo era fermare il fascismo, no? «Sì ma fatte salve le esagerazioni di una parte e dall’altra, il problema della scarsa fiducia nella giustizia esiste». E adesso la magistratura si sente onnipotente più di prima. «Ripeto: il problema c’era e c’è chi ha provato a risolverlo. Non vi è piaciuta la soluzione e l’avete affossata? Bene, adesso che si fa? Come rendiamo più efficiente quello che notoriamente non funziona? E cosa dicono gli irresponsabili del ceto medio di centrodestra che non sono andati a votare?».
E l’Anm adesso è quasi ufficialmente un partito. «È un partito, e tra l’altro unico. Chissà se adesso Anm e Csm censureranno quelli che facevano i salti a Napoli o difenderanno la Imparato, colpevole di essere una magistrata schierata per il Sì. Immagino che la proteggeranno e grideranno al pericolo per la magistratura e la democrazia. Pericolo che viene dalla stessa magistratura, tra l’altro».
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