Quando l’Europa appariva unita, giovane e pura come una Vergine (siamo noi che le abbiamo piantato una Bundesbank nel cuore)

La rappresentazione rinascimentale del Vecchio continente esposta nel monastero di Strahov, a Praga, è la migliore analisi politica in vista del voto del 25 maggio

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Le sale del monastero premonstratense di Strahov, a Praga, poco sopra il Castello della città, custodiscono una straordinaria biblioteca antica. Tra i suoi documenti si può vedere (ma non fotografare, a meno di pagare agli esosi custodi un biglietto supplementare di 50 corone) questa silografia dell’Europa, rappresentata come una Vergine o, secondo altre iscrizioni, come Regina. Per approfondirne il significato occorrerebbero competenze storico-cartografiche. Ma il documento è interessante anche per l’osservatore profano.

A differenza di quelle moderne, queste immagini antiche devono essere non solo guardate, ma lette. Esse “dicono” qualcosa che appartiene alla sfera dell’intelligenza e non solo a quella della percezione. La carta proviene dall’opera di Heinrich Bünting Itinerarium Sacrae Scripturae, pubblicata a Praga nel 1592, e si rifà probabilmente ad una analoga versione tirolese di qualche anno precedente. In seguito altri autori riprenderanno il tema dell’Europa Regina, con la curiosa particolarità di invecchiare sempre di più le fattezze della donna al trascorrere degli anni. E il passare dalla pura Vergine alla navigata Regina è un po’ metafora del trapasso d’un epoca che si scorda progressivamente delle sue origini.

La rappresentazione simbolica dell’Europa risale al medioevo (Dante riprende da Alberto Magno l’idea dei tre confini d’Europa – Europa tricornis) e già il fatto che il centro del mondo non sia più Gerusalemme ma il nostro continente è significativo. Ecco perciò alla testa dell’Europa la Spagna, anzi la corona della cattolica Spagna, con Navarra, Lusitania ed Aragona. A proposito del significato del “capo”, Derrida (citato da Franca Sinopoli) ricorda che è l’Europa stessa a porsi come “capo” del mondo, un capo che guarda ad Occidente, e che si afferma universalisticamente come slancio, «come avanguardia della geografia e della storia». Nella raffigurazione simbolica (“somatopica”) i Pirenei costituiscono il collo dell’Europa e la catena dei massicci centrali il suo collare. Danimarca e Italia sono le braccia della Regina, la Gran Bretagna il suo vessillo, la Sicilia la sfera e la croce, segno del dominio di Cristo. E poi ecco l’ampio mantello delle terre orientali, percorso dalle acque del Danubio, con Buda, Cracovia, Riga e Mosca, su su fino al ventre profondo della Russia.

Europa triangolo (tricornis) che poggia in oriente, ma è volta a occidente. Cosa assai significativa, sempre riprodotta nelle raffigurazioni e nelle stampe successive del tema, è che la Boemia viene disegnata come cuore dell’Europa. Siamo a fine Cinquecento, in piena rivoluzione protestante: Gerusalemme, abbiamo visto, è fuori del centro d’attenzione. Ma anche Roma, pur citata, è ormai marginale. Al centro del continente c’è la rivolta hussita e poi il tragico conflitto delle guerre di religione.

Oggi, dovessimo disegnare una carta simbolica dell’Europa, dove metteremmo il centro? Forse alla Bundesbank. L’Europa unita, giovane e pura come una Vergine o anche forte e matura come Regina, le cui membra sono le diverse nazioni, che si propone al mondo come avanguardia di umanesimo, è un sogno rinascimentale che oggi appare utopia. Pochi ricordano che, nelle intenzioni di Arsène Heitz, suo disegnatore e fervente devoto, la bandiera europea raffigurava le 12 stelle della corona della Madonna. Altri hanno visto le apparizioni della Madonna in Europa come una sua firma, un sigillo sul vecchio continente.

Di tutto questo oggi, ancor più in tempo d’elezioni, è difficile trovar traccia viva. La Boemia oggi è ancora centro, ma della scristianizzazione, se è vero che Praga è la città che vanta uno dei tassi di più veloce abbandono della fede. A Praga si va per musei. Il vecchio centro dell’Europa, a dirla con Papa Francesco, è diventato una periferia.