Eurobond, la Germania dice ancora no. Ma i Bund vanno male – RS

La crisi è arrivata anche in Germania? È quello che si teme dopo il «disastro»: il fallimento dell’asta dei Bund tedeschi con Berlino che ha collocato solo 3,6 miliardi sui 6 messi all’asta costringendo la Bundesbank ad acquistare il resto, evento mai successo prima. Ma la Merkel continua a dire no agli eurobond, proposti ieri dalla Commissione europea

Secondo il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso gli eurobond «possono portare tremendi benefici», secondo la Merkel «no, vuol dire mettere il carro davanti ai buoi. È molto fastidioso, direi inappropriato, che la Commissione europea si concentri ora sulle proposte sui vari tipi di eurobond». “La giornata di ieri è stata tutta così: Bruxelles contro Berlino e viceversa. Con due fattori ad acuire la tensione: da un lato, Bruxelles presentava gli eurobond più le sue proposte sulle nuove misure di sorveglianza finanziaria; dall’altro, e proprio mentre venivano presentati gli eurobond, Berlino assisteva sbalordita alla sua prima asta di Bund (i titoli tedeschi) andata semideserta” (Corriere, p. 2).

Germania e Ue, oggi, sono ai ferri corti su 4 temi: eurobond, ruolo della Banca centrale europea, ruolo del fondo salva Stati, aiuti d’emergenza alla Grecia. Eurobond, cioè le (future) obbligazioni emesse in comune e garantite dagli Stati dell’Eurozona: per Bruxelles sono la zattera anticrisi, che consentirebbe agli Stati di rifinanziarsi senza cadere in mano alla speculazione; per Berlino sono solo un modo «di collettivizzare i debiti», perché metterebbero insieme i titoli buoni e quelli bacati” (Corriere, p. 2).

“«Un disastro». «Una cosa orribile». I toni allarmati non sono stati usati a sproposito ieri sui mercati: il fallimento dell’asta dei Bund tedeschi con Berlino che ha collocato solo 3,6 miliardi sui 6 messi all’asta costringendo la Bundesbank ad acquistare il resto – evento mai successo prima – è suonato come un allarme rosso, come il segnale che la crisi è ormai arrivata al cuore dell’Europa, in quella Germania considerata il nocciolo duro dell’euro” (Corriere p. 3).