Etiopia, mille cristiani massacrati ad Axum. «Difendevano l’Arca dell’Alleanza»

Una fonte conferma ad Acn che a dicembre nella regione del Tigrai i soldati eritrei hanno trucidato i fedeli fuori dalla chiesa dove secondo la leggenda è custodita l’Arca dell’Alleanza

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Profughi in fuga dalle violenze nel Tigrai

Almeno mille cristiani, «compresi sacerdoti e leader religiosi», sarebbero stati massacrati in Etiopia nella piazza antistante alla chiesa di Santa Maria di Sion, nella città santa di Axum, dove si crede sia custodita dai monaci ortodossi l’Arca dell’alleanza. La notizia, uscita per la prima volta a inizio mese, è stata confermata da una fonte anonima ad Aid to the Church in Need (Acn). Il massacro sarebbe avvenuto nell’ambito del conflitto che nella regione del Tigrai vede contrapposti l’esercito etiope, sostenuto da milizie eritreee e amhara, e i ribelli del Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf).

IL CONFLITTO NEL TIGRAI

Il conflitto, che ha già causato migliaia di vittime e 2,2 milioni di sfollati, è iniziato a novembre dopo che il premier etiope Abiy Ahmed, premio Nobel per la pace 2019, ha sciolto il governo regionale tigrino guidato dal Tplf per avere tenuto autonomamente le elezioni regionali, nonostante queste fossero state rinviate in tutto il paese a causa della pandemia. Le milizie tigrine hanno risposto occupando la base militare del Comando del Nord delle forze armate etiopiche in Tigrai. Il premier ha lanciato allora una campagna militare, inviando 50 mila truppe (senza contare quelle eritree e amhara) nella regione, che ha anche subito pesanti bombardamenti.

A inizio mese, l’ong belga Eepa ha raccolto le testimonianze di numerosi cittadini fuggiti dalla regione nel nord del paese, confermate poi da altri organismi internazionali, secondo le quali etiopi ed eritrei avrebbero compiuto un massacro di 750 persone nella città santa di Axum. Davanti all’avanzare delle truppe, la gente preoccupata per la sicurezza dell’Arca dell’Alleanza si sarebbe radunata nel complesso della chiesa di Santa Maria di Sion per difenderla. I soldati li avrebbero obbligati a uscire e li avrebbero poi massacrati uno a uno, dopo aver gridato: «L’Arca deve stare ad Addis Abeba!».

I CRISTIANI VOLEVANO DIFENDERE L’ARCA DELL’ALLEANZA

Secondo le testimonianze confermate anche da Martin Plaut, ex redattore della Bbc World Service Africa e Senior Research Fellow presso l’Institute of Commonwealth Studies, il massacro è avvenuto il 15 dicembre ma è stato portato alla luce solo quando i primi profughi sono arrivati dopo 200 km di cammino nella capitale regionale Macallè. Purtroppo, è impossibile verificare in modo indipendente l’accaduto visto che il governo etiope vieta l’accesso nella regione a giornalisti indipendenti e ha tagliato nell’area le telecomunicazioni. Secondo Plaut, l’Arca sarebbe stata nascosta in un luogo sicuro prima dell’arrivo delle truppe.

Secondo la tradizione ortodossa, che sconfina nella leggenda, l’Arca dell’Alleanza sarebbe stata portata ad Axum da Menelik I, primo imperatore d”Etiopia, figlio di re Salomone e della regina di Saba. Egli avrebbe trafugato l’Arca dopo la distruzione del Tempo di Salomone nel 586 a.C. da parte di Nabucodonosor II e l’avrebbe portata ad Axum. Da allora l’Arca sarebbe custodita nella Cappella della Tavola, all’interno della chiesa di Santa Maria di Sion, custodita da monaci che non possono lasciare la chiesa fino alla morte e solamente uno di loro è autorizzato a entrare nella cappella.

«LE VITTIME POTREBBERO ESSERE MILLE»

«Almeno 750 persone sono state uccise ad Axum, ma nella chiesa c’erano mille persone quindi potrebbero essere di più le vittime», conferma una fonte ad Acn. «Non solo: 154 sono stati uccisi a Maryam Dengelat, più di 32 a Irob, 56 a Zalambassa, 11 a Sebeya, 32 massacrati in una chiesa a Gietelo e altri ancora in altre aree della regione». Sempre secondo la fonte, i massacri sarebbero stati compiuti «dai soldati eritrei ma il problema non è religioso, è politico».

I ribelli del Tplf sono gli eredi del gruppo armato che con una guerriglia lunga sedici anni, dal 1975 al 1991, provocò la caduta del regime filosovietico di Menghistu. Dal 1991 fino al novembre del 2019 l’Etiopia è stata governata dal Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiopico (Eprdf), una coalizione di quattro partiti egemonizzata dal Tplf. In seguito a proteste popolari per la gestione autoritaria del potere, che tra il 2015 e il 2018 sono state represse con migliaia di morti e arresti, l’Eprdf ha scelto come nuovo capo del governo Abiy Ahmed, al posto del candidato del Tplf. Ahmed ha poi sostituito la coalizione di partiti regionali dell’Eprdf con il Parito della prosperità, ma il Tplf non ha aderito. A novembre, le tensioni sono scoppiate e il conflitto sembra ancora lontano dalla sua conclusione.

TENTATIVI DI PULIZIA ETNICA

Il governo etiope ha ammesso di aver bombardato l’antica moschea di al-Nejashi nel Tigrai settentrionale, dove si troverebbero le antiche tombe di 15 discepoli del profeta Maometto. La moschea sarebbe stata poi saccheggiata. Inoltre, 600 persone sarebbero state massacrate a inizio novembre a Mai Kadra, in risposta al tentativo di un gruppo di soldati tigrini di condurre una operazione di pulizia etnica contro membri dell’etnia amhara con fucili, machete, asce e bastoni. Altri accusano l’etnia amhara della medesima strage. Centinaia di tigrini sarebbero stati poi uccisi a Humera da milizie amhara, che avrebbero inflitto alla popolazione, secondo alcune testimonianze, «torture inaudite».

@LeoneGrotti

Foto Ansa