Non solo Caselli. Anche i giudici di sinistra sono scandalizzati dalle frasi di Erri De Luca sull’agenda di Md

Le idee dello scrittore «fiancheggiano la violenza». Il brano pubblicato in Agemda 2014 è un «monologo delirante». Sono i commenti di alcuni membri di Area. Armando Spataro si dice «allibito»

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«Ho conosciuto e fatto parte di una generazione politica appassionata di giustizia, perciò innamorata di lei al punto di imbracciare le armi per ottenerla».  L’evocazione nostalgica degli anni di piombo dello scrittore Erri De Luca (che segue all’apologia delle violenze No Tav), pubblicata nell’agenda 2014 di Magistratura Democratica, ha spinto uno degli storici fondatori della corrente di sinistra dei magistrati, Gian Carlo Caselli, alle dimissioni. L’esecutivo di Md ha incassato il colpo e si è detto rattristato per questa scelta che non condivide. De Luca si è dichiarato sorpreso: se Caselli «si dimette da Magistratura democratica», ha detto lo scrittore, «vuol dire che non è più un magistrato democratico».

SPATARO: SONO ALLIBITO. Disagio per le parole di De Luca, rabbia per la decisione di ospitarle sull’agenda di Magistratura Democratica e amarezza per le dimissioni di Caselli sono i sentimenti espressi dai magistrati di sinistra, nelle loro mail. «Ho letto il brano di Erri De Luca pubblicato su Agemda 2014 e ne sono rimasto allibito», afferma Armando Spataro, Procuratore aggiunto di Milano: le parole di De Luca, scrive, ricordano «quelle di Sergio Segio», terrorista di Prima Linea. Il brano dello scrittore napoletano è definito «monologo delirante» da un magistrato del Tribunale penale di Roma, un «concentrato di approssimazioni, pregiudizi, falsi ideologismi». Per quanto riguarda la sua pubblicazione «non si tratta di rispetto delle opinioni e di democrazia, si tratta di ospitare idee che fiancheggiano la violenza e che quindi la giustificano», spiega un magistrato di Firenze. «Anche noi perdiamo la memoria?», si chiede un importante procuratore. «Ritengo che quello scritto di De Luca non si dovesse pubblicare», accusa un membro togato del Csm, «perché rappresenta in modo distorto e fazioso la realtà tragica, per le vittime e per la nostra democrazia, del terrorismo», «ed è particolarmente grave che il testo di De Luca sia contenuto in una pubblicazione di Md destinata in particolare ai giovani e alle scuole», conclude.

NOSTALGIA DEGLI ANNI DI PIOMBO. Ma cosa ha scritto De Luca? L’artista, nel brano pubblicato in “Agemda 2014”, plaude a quei giovani che negli anni 70 presero le armi per quello che lui considera un’ideale di giustizia. «Innamorati di lei, accettammo l’urto frontale con i poteri costituiti», scrive De Luca, e così «una parte di noi si specializzò in agguati e in clandestinità». Poi, «sconfitti nelle aule dei tribunali speciali», «conoscemmo le prigioni e le condanne sommarie». De Luca parla con rimpianto di quell’«ideale contagioso» che «riempì di sé il decennio settanta». E i settantasettini furono loro malgrado i più imprigionati «per motivi politici di tutta la storia d’Italia, molto di più della generazione passata nelle carceri fasciste». «Chi della mia generazione si astenne, disertò», accusa De Luca, «gli altri fecero corpo con i poteri forti e costituiti e oggi sono la classe dirigente politica italiana».

LE GIUSTIFICAZIONI. L’esecutivo di Magistratura Democratica, che ha proceduto alla pubblicazione del testo, si limita a riconosce l’esistenza di alcuni passaggi che «si prestano a interpretazioni ambigue». Pur ribadendo «la condanna e il rifiuto deciso, unanime, incondizionato, di ogni forma di violenza, qualunque ne sia la motivazione», spiega che il brano «è un’opera letteraria» che «si riferisce agli anni Settanta e non alle recenti vicende della Val di Susa».
Il testo di De Luca, sarebbe, secondo i responsabili di Md, «la rappresentazione, con il linguaggio e il punto di vista di un artista, del sentimento di giustizia di parte di una generazione, i giovani degli anni ’70». Una «provocazione che l’esecutivo di Md» ha deciso di «raccogliere perché ci è difficile, per cultura, “censurare” un artista e perché siamo talmente convinti della bontà e superiorità della nostra idea democratica e liberale di giustizia […] che non temiamo il confronto con nessuno».

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