Vent’anni fa moriva l’uomo che, su mandato del Vaticano, salvò la Rca trasformandola nella fucina musicale del paese, culla di cantautori come Tenco, Dalla, Conte, Venditti e molti altri ancora. Questa è la sua autobiografia
Doveva essere una costola della Rca americana, diventò invece la più grande palestra di cultura musicale che l’Italia abbia mai avuto. La Rca Italiana S.p.A. nacque sotto il segno di papa Pio XII, che indicò la città “giusta” agli americani: non Milano (dove gli emissari della Radio Corporation of America avevano già individuato la zona) bensì Roma, in riparazione del bombardamento del 19 luglio 1943, quando gli alleati sventrarono l’intero quartiere di San Lorenzo causando 1.500 morti. Così, con i soldi del piano Marshall, il Vaticano chiese alla multinazionale americana di contribuire alla ricostruzione di Roma, e siccome a guidarla c’era un cattolico tutto d’un pezzo, il magnate americano Frank Folsom, papa Pacelli fu esaudito. Non solo, quindi, la sede vide la luce in via Tiburtina, a poche centinaia di metri da San Lorenzo, ma tramite lo Ior il Vaticano accompagnò l’operazione acquistando il 10 per cento della Rca Italia.
L’inviato del Vaticano
Tutto fila liscio fino al 1955, quan...
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