Ellen/Elliot Page. Se è rimozione della realtà, trans non è bello

L’attrice ora afferma di essere un maschio ma questo non elide il suo passato. E neanche i giornali, giocando con i pronomi, dovrebbero farlo

Ellen Page, che oggi si fa chiamare Elliot, in una scena del film "Juno"

«Trans è bello» (#transisbeautiful), scrive Elliot Page su Instagram pubblicando una foto a petto nudo dopo la rimozione del seno con gli addominali scolpiti. «Trans è bello» ribattono la notizia tutti i giornali, scegliendo con cura le parole e facendo maniacale attenzione a non usare pronomi femminili nei loro articoli. Ma trans non è bello se obbliga a cancellare la realtà con una rimozione che non è meno dolorosa e invasiva per le coscienze di quanto una mastectomia lo sia per il fisico.

Non si può cancellare il passato

Barbara Visentin sul Corriere della Sera arriva ad esempio a scrivere che Page – i corsivi sono nostri – «canadese, è nato nel 1987 come Ellen Page e diventato celebre come protagonista del film “Juno” nel 2007». Nel 2008, sempre sul Corriere, Paolo Mereghetti scriveva che Juno è «interpretata dalla ventenne canadese Ellen Page» e nel 2014, ancora sul Corriere, Francesca Gambarini, affermava che, «nata e cresciuta ad Halifax, in Nuova Scozia, è stata l’adolescente incinta capace di conquistare mezzo mondo nel film “Juno”, guadagnandosi anche la nomination all’Oscar».

Che una mastectomia possa cancellare e modificare l’identità di una persona nel presente è un tema che ha spaccato perfino gli ambienti progressisti in Italia, come dimostra la discussione sul ddl Zan. Ma che possa addirittura cancellare e modificare il passato, non era ancora stato teorizzato. Ora invece Jennifer Guerra sulla Stampa sostiene che oggi Elliot Page non riesce più «a guardare i film in cui interpretava ruoli femminili».

Ellen Page è “nata”, Elliot pure

Juno MacGuff nel film di Jason Reitman è una ragazzina di 16 anni e non c’è niente di sorprendente nel fatto che per impersonarla sia stata scelta una donna. La stessa Page nel 2007 dichiarava che «Juno mi ricorda molto me stessa da teenager, onesta, libera da stereotipi. È un ruolo che mi appassiona e sono orgogliosa di quanto ho fatto». E in un’intervista del 2019, dicendosi felice di interpretare in futuro solo ruoli queer, affermava: «Chiedereste mai a una attrice eterosessuale se è preoccupata dall’essere scritturata per ruoli da donna eterosessuale?».

Un’operazione chirurgica, per quanto invasiva, non è sufficiente per (e non dovrebbe spingere i giornali a) cambiare la realtà: Ellen Page è “nata” nel 1987 ed essendo una donna ha naturalmente interpretato un personaggio femminile. Ora afferma di chiamarsi Elliot e ciò non cambia in alcun modo il suo passato.

I pronomi non sono «violenti»

Atea, femminista e vegana, Ellen Page nel 2014 aveva annunciato di essere omosessuale e nel 2018 di essersi sposata con la ballerina Emma Portner, dalla quale ha chiesto il divorzio a inizio 2021, subito dopo aver fatto sapere al mondo di essere transgender e di non voler essere chiamata più con pronomi femminili. Da allora, ha scelto di fare della sua vita una battaglia per i diritti dei trans.

Si può sicuramente chiamarla con il pronome che la fa sentire più a suo agio ma, al contrario di quanto scrive la Stampa, «l’uso scorretto dei pronomi» e il «deadnaming (usare il nome anagrafico anziché quello scelto)» non sono in alcun modo «violenze». Sono il prerequisito per comprendere la realtà.

Ecco perché il ddl Zan è pericoloso

In commissione Giustizia al Senato è in discussione una legge, il famigerato ddl Zan, che vuole trasformare l’uso scorretto dei pronomi e il «deadnaming» in un reato passibile di condanna al carcere. Ma può essere un crimine scrivere e affermare che Elliot Page è “nata”? Può una legge imporre a tutti gli italiani di sottomettersi alla cancellazione e allo stravolgimento della realtà? Se è così, trans non è bello.

@LeoneGrotti