Elezioni, Padoan: L’Italia deve fare come la Francia

Secondo il ministro delle Finanze, intervenuto al Festival dell’Economia di Trento, è il momento giusto per presentare un programma elettorale basato sulle riforme strutturali. E detta le linee per la prossima agenda economica

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++ Def: Renzi, approvato nei numeri noti, ora a Camere ++

Un po’ spiazzato e un po’ rassegnato all’idea che le elezioni sono un’eventualità sempre più concreta. Forse rammaricato che, dopo tanti sforzi a cercare di tenere sotto controllo i conti dell’Italia, potrebbe dover passare il testimone nel giro di qualche mese. Così è apparso il ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, sul palco del Teatro sociale di Trento che lo ha ospitato sabato 3 giugno nell’ambito del Festival dell’economia. Tutti hanno letto le dichiarazioni di Matteo Renzi al Sole 24 Ore con cui ha ufficialmente aperto la campagna elettorale spiegando però che “la manovra economica non va sprecata”.

Padoan, con il fare di chi prende atto della situazione ma allo stesso tempo rivendica la paternità di un’azione di governo che a partire dal 2014 (è stato ministro con Renzi e confermato con Gentiloni) ha messo l’Italia sula strada del rigore economico richiesto dall’Europa riuscendo a distendere il clima dei rapporti tra Italia e Bruxelles, è come se avesse indicato al suo successore la direzione da seguire: “La prossima agenda economica deve porsi come obiettivo quello di migliorare e consolidare le riforme strutturali che non hanno ancora avuto il tempo di dispiegare gli effetti sulla crescita ”, ha detto Padoan. “E’ il momento giusto per agire con quest’approccio, in Francia Emmanuel Macron ha ottenuto la vittoria politica presentandosi con un programma basato su una piattaforma riformatrice. Mi sembra che la direzione da seguire sia chiara”.

Insomma, ci sono segnali che le condizioni sono sfavorevoli all’affermazione di populisti come Le Pen e a nazionalisti-protezionisti come Donald Trump (“mi preoccupa molto il suo modo di fare”) e favorevoli a una nuova idea di Europa in cui senz’altro domina l’asse franco-tedesco ma che appare un po’ meno rigida rispetto al passato. “Chiunque si occuperà della legge di bilancio”, ha spiegato il ministro mostrando ancora una volta il distacco di chi si aspetta una staffetta al Mef, avrà margini di manovra più ampi visto che la Commissione europea ha riconosciuto la necessità di conciliare le esigenze di aggiustamento di bilancio con le esigenze di crescita”.

Il riferimento è allo ‘sconto’ di 9 miliardi richiesto dall’Italia al Commissario Ue Pierre Moscovici per poter affrontare con maggiore serenità nodi che rischiano di coinvolgere migliaia di cittadini come le crisi bancarie (“l’accordo per il Monte dei Paschi di Siena è stato trovato in linea di principio, ora occorre definire le modalità operative”). I segnali di un’apertura di credito in questo senso nei confronti dell’Italia ci sono tutti e Padoan non manca di sottolineare l’evoluzione positiva che si è registrata nei rapporti con Bruxelles durante il suo mandato. Un clima di fiducia i cui frutti saranno raccolti probabilmente dal futuro governo (“probabilmente tornerò l’anno prossimo al Festival di Trento da professore pensionato della Sapienza”).

Ovviamente, ci sarà da capire in quali termini i singoli paesi dell’Unione potranno tradurre i maggiori margini di manovra che si sono creati in sede di Unione europea. Ma questo dipenderà dalla capacità degli stati di operare scelte di politica economica coerenti con questo quadro. “L’Italia dovrà lavorare per la riduzione del cuneo fiscale, ma dovrà essere capace di farlo compatibilmente con le risorse a disposizione”. E la crescita? Come si imposta un progetto di crescita economica comune in quest’Europa che corre con diverse velocità? C’è un termine tecnico che si usa in questi casi, si chiama ‘convergenza’ cioè la capacità di rendere il più possibile allineati i tassi di sviluppo dei diversi paesi che fanno parte dell’area euro. Ebbene, per Padoan è indispensabile lavorare per la ampia convergenza possibile e per una “crescita inclusiva” facendo leva su un modello basato su un “manufatturiero ibrido integrato da servizi e innovazione”.

Foto Ansa

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