Egitto. «C’è un piano per distruggere il mondo arabo e i cristiani sono il capro espiatorio»

Le parole del patriarca di Antiochia. La protesta dei copti contro Obama. E la resistenza degli egiziani: «Distruggerete le chiese ma non la nostra fede»

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Ieri, solennità dell’Assunzione in Egitto, nonostante le circa ottanta chiese bruciate, e le persone barricate in casa per paura di essere assalite dai jiahdisti, le Messe erano piene di gente. Samuel Tadros, egiziano e membro del “think tank” di politica estera Hudson Institute, ha dichiarato al Daily Beast che «questo è l’attacco più violento alla Chiesa copta dal XIV secolo». Eppure ieri, davanti alla Casa Bianca, una folla di egiziani sfilava con cartelli che dicevano: «Potrete distruggere le chiese, ma non la nostra fede».

UN ODIO RADICATO. L’ultimo bilancio parla di circa ottanta parrocchie bruciate, oltre 22 edifici religiosi danneggiati o distrutti e più di 200 proprietà di cristiani demolite. Ma gli attacchi sono stati rivolti anche alle persone, facendo emergere un odio che appare radicato. Sulla bacheca Facebook del Partito Libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani si leggono accuse contro i copti: «La chiesa ha dichiarato guerra all’Islam e ai musulmani». Oppure: «Dopo questo, le persone si chiedono ancora come mai bruciano le Chiese (…) per ogni azione c’è una reazione». Non solo, durante i sit-in contro l’esercito gli estremisti urlavano: «Il papa della Chiesa (copta ortodossa, ndr) è coinvolto nella rimozione del primo presidente islamista eletto. Il papa della Chiesa dice che la sharia è arretrata, dura, reazionaria».
Un comunicato stampa del 15 agosto di nove gruppi di difesa dei diritti umani spiega che «già a dicembre i leader dei Fratelli Musulmani hanno cominciato a fomentare l’odio anticristiano. Gli incitamenti e le violenze contro i copti sono continuati fino al 30 giugno (…) la retorica anti-copta veniva dai leader sui palchi durante i sit-in».

CAPRO ESPIATORIO. Se è vero che il vescovo Tawadros, ausiliario di Beheria, e i cristiani si sentivano minacciati dai Fratelli Musulmani, i copti sono solo il 10 per cento della popolazione. Impossibile dare la colpa di quanto accaduto a loro. Ma evidentemente sono un capro espiatorio. A dirlo oggi a Radio Vaticana, dopo la notizia di un altro monastero attaccato, è stato il cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti: «Come sempre, quando si verifica il caos o quando c’è una guerra, in generale i musulmani si scatenano contro i cristiani, come se i cristiani fossero sempre il capro espiatorio. Mi dispiace, ma in Egitto sono stati i Fratelli musulmani che hanno attaccato le chiese dei copti e i copti stessi».
Un sacerdote intervistato da Al Jazeera, commentando gli episodi di sostegno dei musulmani ai cristiani, ha confermato che anche la sua chiesa è stata bruciata, ma non ha incolpato genericamente tutti i musulmani ma solo una falange di esaltati: «Su 50 mila ne troverai al massimo mille che sono come i fondamentalisti».

PROTESTE CONTRO OBAMA. Intanto ci si inizia anche ad interrogare sulle responsabilità politiche dell’accaduto e sono in molti a puntare l’indice contro il presidente statunitense Barack Obama. Aron David Miller, del Woodrow Wilson Center, ha detto al Daily Best: «L’attacco alle Chiese è un problema non sufficientemente considerato. Gli Stati Uniti sono intervenuti troppo tardi» e solamente «con una condanna alla violenza».
Per questo ieri il corteo di cristiani davanti alla Casa Bianca ha accusato Obama di voler proteggere la Fratellanza: «Anche se la Fratellanza ha trascorso l’ultimo mese distruggendo case, chiese e aziende, e a torturare e uccidere i suoi oppositori civili e militari, l’amministrazione Obama continua a insistere sul fatto che si tratti di un “processo inclusivo” per formare un nuovo governo egiziano», ha commentato il gruppo di pressione Institute on Religion and Democracy.
Il vice presidente della Corte Costituzionale Suprema d’Egitto, al-Tehani Gebali, in un discorso alla televisione egiziana, ha attaccato il presidente americano sostenendo che suo fratello, Malik Obama, ha una fondazione che sostiene esplicitamente i Fratelli Musulmani.

«HO SCRITTO AL PAPA». Nell’intervista a Radio Vaticana il patriarca di Antiochia ha concluso così: «C’è un determinato progetto di distruzione del mondo arabo per interessi politici ed economici. C’è anche il progetto di acuire quanto più possibile i conflitti inter-confessionali nel mondo musulmano, tra sunniti e sciiti. Quindi, il progetto c’è, ed è un progetto di distruzione del Medio Oriente. Purtroppo, questa politica viene dall’esterno. Io ho scritto già due volte al Santo Padre per spiegargli quello che sta succedendo e gli ho raccontato tutta la verità oggettiva. Purtroppo lo scopo è la distruzione del mondo arabo, e chi paga sono i cristiani. In Iraq su un milione e mezzo di cristiani ne abbiamo perso un milione, nel silenzio totale della comunità internazionale».

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