Egitto, chiese e monasteri profanati e dati alle fiamme. Le testimonianze dei cristiani

Sono almeno 30 gli edifici cristiani dati alle fiamme dai Fratelli Musulmani in tutto il paese. Si sospetta l’esistenza di una regia unica

Due giorni dopo l’esplosione di violenza di mercoledì, per le strade del Cairo la situazione pare tutt’altro che destinata a calmarsi: i Fratelli Musulmani hanno indetto per oggi – 16 agosto – il “venerdì dell’ira” e invitano tutti a riversarsi nelle vie della capitale egiziana dopo la preghiera in moschea. Intanto cresce anche la conta degli edifici cristiani devastati dalla Fratellanza nel resto dell’Egitto. Testimonianze che arrivano dal Paese citano almeno 30 chiese (copte, cattoliche, ortodosse e protestanti) date alle fiamme, ma il vescovo Angaelos, egiziano che guida la Chiesa copta nel Regno Unito, parla addirittura di 52 edifici di culto attaccati in 24 ore. Presi di mira anche case, scuole, monasteri e negozi gestiti dai cristiani, da Suez a Minya, da Sohag ad Assiut.

UNA REGIA UNICA. Anche la Cnn ha dedicato un servizio a questi attacchi. Si parla di un odio esploso in dimensioni inimmaginabili, ma non del tutto inatteso: da quando a inizio luglio il colpo di Stato militare ha messo fine alla presidenza di Morsi, si sono moltiplicati minacce, attacchi e omicidi ai danni delle comunità cristiane, indicate dagli estremisti islamici come parte di un complotto contro il governo dei Fratelli Musulmani. La scorsa settimana Tawadros II, patriarca di Alessandria, aveva sospeso ogni evento pubblico della comunità, per paura di violenze. E sono in tanti ormai a pensare che le ultime ritorsioni contro i cristiani siano state orchestrate da una mente unica. «Vogliamo che le persone che hanno fatto tutto ciò – dice alla Cnn il vescovo Angaelos – vengano portate di fronte a una corte di giustizia, perché pensiamo che stiano provando a fare qualcosa che rischia di essere ancor più pericoloso. Non è soltanto l’aver dato fuoco alle chiese, ma è l’incendiare le chiese per cominciare una reazione che sfocerà in una violenza sempre più grande. La ferocia e la velocità con cui tutto è successo sono state sorprendenti».

«LA NOSTRA CHIESA PROFANATA». Le immagini dei roghi degli edifici cristiani hanno iniziato a circolare già mercoledì. Tra le città più colpite Assiut, dove è stato dato alle fiamme il convento francescano: «Hanno scavalcato il muro, sono entrati all’interno dell’edificio, hanno bruciato tutte le macchine che si trovavano nel cortile, anche auto di gente amica», è il racconto del vescovo della città a Radio Vaticana. «Inoltre, hanno dato alle fiamme l’edicola dove si vendono i souvenir, a tutta la chiesa dopo averla profanata buttando il tabernacolo per terra. Hanno bruciato la chiesa, la sagrestia e tutti gli uffici dei padri che si trovano al primo piano. Hanno completamente distrutto il monastero. Poi hanno bruciato la chiesa ortodossa di san Giorgio, la chiesa dei protestanti degli avventisti e tanti negozi di cristiani. Ho saputo invece che, fuori dalla città, nella nostra provincia, la cattedrale ortodossa di Abnoub è stata completamente bruciata. A Qusyiah hanno cercato di provocare qualche danno; hanno bruciato qualche casa, però gli abitanti hanno resistito e li hanno mandati via. Sono andati anche dalle nostre suore, ma poi gente saggia, anche di religione musulmana, ha detto: “Cosa hanno fatto di male? Sono 70 anni che fanno del bene qui!”. E li hanno cacciati via».

«SIAMO GLI UNICI PRESI DI MIRA». Ad Assiut brucia anche una libreria: è uno dei due centri della Bible Society (l’altro è a Minya) preso di mira dai Fratelli Musulmani mercoledì. «Fortunatamente eravamo chiusi, proprio per timore di un attacco, e quindi nessuno dello staff è rimasto coinvolto», si legge in un comunicato stampa diffuso dalla casa editrice e firmato dal direttore Ramez Atallah. «Gli assaltatori hanno demolito le porte in metallo che proteggevano le librerie, distrutto le finestre e appiccato il fuoco nel negozio. È importante sottolineare che alcune proprietà cristiane sono diventate vittime di questa violenza, ma che sono senza alcun motivo le uniche prese di mira».