Ecco come vengono indottrinati i bambini del Califfato. Un «lavaggio del cervello» praticato su «scala industriale»

Nelle zone controllate dai jihadisti, i minori «vengono addestrati per diventare attentatori suicidi. Alcuni di loro hanno appena sei anni, e lo Stato Islamico li sta trasformando nei suoi soldati del futuro»

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crocifissioni-isil-aleppo2Vi abbiamo spesso parlato dell’educazione jihadista ai bambini che vivono nei territori occupati dalle milizie dello Stato islamico. Un indottrinamento che, come al solito, viene poi riversato sui social network e Youtube, dove si trovano i video che mostrano minori che decollano bambole o ripetono a menadito i precetti della guerra santa: «Il mio desiderio, da grande, è diventare un mujaheddin, combattere contro il tiranno e quelli che non seguono la legge di Allah».

I SOLDATI DEL FUTURO. Oggi su Repubblica è riportato un articolo apparso su Foreign Policy di Kate Brennen che alla questione dedica un lungo reportage. In particolare si riporta la situazione di Raqqa, una delle roccaforti del Califfato, dove, scrive la giornalista, i bambini «sono in prima fila durante le decapitazioni e le crocifissioni pubbliche (…). Vengono usati per trasfusioni di sangue quando i jihadisti sono feriti. Sono pagati per denunciare chi non è leale all’Is o parla pubblicamente contro il nuovo potere. Vengono addestrati per diventare attentatori suicidi. Alcuni di loro hanno appena sei anni, e lo Stato Islamico li sta trasformando nei suoi soldati del futuro».
Sul numero dei minori coinvolti per queste attività non esiste certezza, ma quel che è certo è che «i miliziani si stanno preparando per una lunga guerra contro l’Occidente e sperano che i giovani guerrieri che oggi vengono addestrati continueranno a combattere negli anni a venire». Un vero e proprio «lavaggio del cervello» praticato su «scala industriale», dichiara H. R. McMaster, tenente generale dell’esercito statunitense. «Li brutalizzano e disumanizzano sistematicamente. Sarà un problema che si farà sentire per generazioni».
Spesso i bambini vengono rapiti, ma a volte non ce ne è bisogno. Molti di loro si offrono volontari, allettati da qualche moneta e dalla promessa che andranno «dritti in paradiso». «La cosa che più mi colpisce – dice Ivan Simonovic, vicesegretario generale dell’Onu per i diritti umani – è quando incontro madri che ci dicono: “Non sappiamo cosa fare. I nostri figli si offrono volontari e noi non riusciamo a impedirlo”».

IN PRIMA LINEA. Sharia e fucile. A imparare la prima e a usare il secondo vengono addestrati i bambini. «Testimoni oculari a Mosul e Tal Afar hanno detto agli investigatori dell’Onu di aver visto bambini piccoli, vestiti con uniformi dell’Is, che andavano in giro con armi quasi più grandi di loro a pattugliare le strade e arrestare la gente del posto. Gli esperti di diritti umani dell’Onu hanno “ricevuto notizie confermate di bambini di dodici o tredici anni sottoposti ad addestramento militare da parte dell’Is a Mosul”, secondo un rapporto dell’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani. Nel quartiere di al-Sharqat, a Salah al-Din, il numero di check-point gestiti da ragazzini è “aumentato drasticamente”, dice il rapporto. E nella Piana di Ninive e a Makhmour, i combattenti dello Stato Islamico durante la loro avanzata hanno reclutato grandi quantità di adolescenti maschi. Alcuni di questi ragazzi hanno raccontato che “erano costretti a schierarsi in prima linea per proteggere i soldati dell’Is durante i combattimenti, e che erano stati costretti a donare sangue per curare i feriti”».

CAMPI E CROCIFISSIONI. Come detto, è a Raqqa la stuazione peggiore. Qui «l’Is ha rafforzato il suo programma di reclutamento per ragazzi e bambini, creando fra le altre cose un campo di addestramento per minori dove vengono insegnate le tecniche di combattimento. Sempre a Raqqa, adolescenti vengono addestrati e poi subito mandati a combattere a Kobane, dove infuria da settimane i combattimenti con i guerriglieri curdi. A Raqqa, dove la povertà è diffusa dopo più di tre anni di guerra, l’Is spesso convince i genitori a mandare i loro figli nei campi di addestramento in cambio di denaro. In certi casi i jihadisti si rivolgono direttamente ai bambini, organizzando eventi pubblici o feste di reclutamento, e poi offrendo ai bambini soldi per seguire i corsi di addestramento. Dal momento che tutte le scuole sono chiuse, i bambini non hanno molto altro da fare». Nei pressi della città, poi, sorgono altri campi dai nomi eloquenti: «Campo al-Zarqawi, Campo Osama bin Laden, Campo al-Sherkrak, Campo al-Talaia, Campo al-Sharia». In quest’ultimo, riservato agli under 16, pare «ci siano fra i 250 e i 300 bambini».
Minori che ormai da qualche anno convivono con la violenza. Come racconta un testimone alla giornalista, i bambini assistono alle crocifissioni tanto da esserne talmente assuefatti «che la vista di una testa staccata dal corpo non sembra più turbarli».

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