«E voi avete un cuore desideroso o addormentato?». All’Angelus papa Francesco “interroga” i cristiani

Al termine della preghiera mariana il pontefice ricorda la fine del Ramadan e auspica che «cristiani e musulmani si impegnino per promuovere il reciproco rispetto, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni»

«Dov’è il vostro tesoro? Dov’è il vostro cuore? Il vostro cuore è desideroso o anestetizzato?». L’Angelus è stato anche oggi l’occasione per papa Francesco per porre delle domande brucianti ai fedeli riuniti in piazza san Pietro e a tutti i cristiani. Lo spunto è il Vangelo del giorno che, ha spiegato il pontefice, «ci parla del desiderio dell’incontro definitivo con Cristo, desiderio che ci fa stare sempre pronti, perché aspettiamo questo incontro con tutto il cuore e con tutto noi stessi». E di questo Vangelo è perfetta testimonianza la figura di Santa Chiara, che la Chiesa oggi ricorda. Al termine della preghiera mariana il pontefice ha rivolto il suo pensiero ai musulmani che festeggiano la fine del Ramadan: «Cristiani e musulmani si impegnino per promuovere il reciproco rispetto, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni».

IL DESIDERIO IN TUTTI. Ha detto il Papa: «C’è un desiderio che tutti, esplicito o nascosto, abbiamo nel cuore. Anche questo insegnamento di Gesù è importante vederlo nel contesto concreto, esistenziale in cui Egli ce lo ha trasmesso. In questo caso l’evangelista Luca ci mostra Gesù che sta camminando coi discepoli verso Gerusalemme, verso la sua Pasqua di morte e risurrezione. Cristo li educa confidando loro quello che Lui stesso porta nel cuore, gli atteggiamenti profondi del suo animo. Tra questi atteggiamenti vi sono il distacco dai beni terreni, la fiducia nella provvidenza del Padre e, appunto, la vigilanza interiore, l’attesa operosa del Regno di Dio. Per Gesù è l’attesa del ritorno alla casa del Padre. Per noi è l’attesa di Cristo stesso». Questo Vangelo «vuole dirci che il cristiano è uno che porta dentro di sé un desiderio grande, profondo: quello di incontrarsi con il suo Signore insieme ai fratelli, ai compagni di strada. E tutto questo si riassume in un famoso detto di Gesù: “Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore”».

DUE DOMANDE. «Voglio farvi due domande – ha proseguito il Papa. Tutti voi avete un cuore desideroso? Pensate e rispondete in silenzio nel vostro cuore. Avete un cuore che desidera o un cuore addormentato, anestetizzato, addormentato alle cose della vita? La seconda domanda. Proviamo a chiederci: dov’è il mio tesoro? Qual è per me la realtà più importante, più preziosa, la realtà che attrae il mio cuore come una calamita? Posso dire che è l’amore di Dio? Qualcuno mi risponderà: ma io sono uno che lavora, che ha famiglia, per me la realtà più importante è mandare avanti la mia famiglia, il lavoro… Certo, è vero, ma qual è la forza che tiene unita la famiglia? È proprio l’amore di Dio che dà senso ai piccoli impegni quotidiani e anche aiuta ad affrontare le grandi prove. Questo è il vero tesoro dell’uomo».

L’AMORE DI DIO NON E’ UN SENTIMENTO. «Ma l’amore di Dio – prosegue papa Bergoglio – non è qualcosa di vago, un sentimento generico; l’amore di Dio ha un nome e un volto: Gesù Cristo. Noi non possiamo amare l’aria, noi amiamo le persone, per questo l’amore di Dio si manifesta in Gesù. È un amore che dà valore e bellezza a tutto il resto: alla famiglia, al lavoro, allo studio, all’amicizia, all’arte, ad ogni attività umana. E dà senso anche alle esperienze negative, perché ci permette di andare oltre, di non rimanere prigionieri del male, ma ci fa passare oltre, ci apre sempre alla speranza, all’orizzonte finale del nostro pellegrinaggio. Così anche le fatiche e le cadute trovano un senso».

L’AUGURIO PER IL RAMADAN. Al termine della preghiera, papa Francesco ha ricordato la figura di Santa Chiara, che sulle orme di Francesco ha lasciato tutto per consacrarsi a Cristo nella povertà. «Santa Chiara ci dà una testimonianza molto bella di questo Vangelo di oggi: ci aiuti lei, insieme con la Vergine Maria, a viverlo anche noi, ciascuno secondo la propria vocazione». Infine il Papa ha ricordato l’imminente festa dell’Assunta e si è rivolto al mondo islamico: «Cari fratelli e sorelle, ricordiamo che il prossimo giovedì è la solennità di Maria Assunta. Pensiamo a nostra madre, che è arrivata in cielo con Gesù. E quel giorno facciamo festa per lei. Vorrei rivolgere un saluto ai musulmani del mondo intero, nostri fratelli, che da poco hanno celebrato la conclusione del mese di Ramadan, dedicato in modo particolare al digiuno, alla preghiera e all’elemosina. Come ho scritto nel mio Messaggio per questa circostanza, auguro che cristiani e musulmani si impegnino per promuovere il reciproco rispetto, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni».