È troppo chiedere un Capo dello Stato family friendly? (Non Emma Bonino, per intenderci)

Ma un presidente che sia capace di rappresentare tutti gli italiani, no? La lettera dell’Associazione famiglie numerose

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Sul sito dell’Associazione famiglie numerose è stato pubblicato un commento a proposito dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica che dovrà succedere a Giorgio Napolitano. In questi giorni si fanno diversi nomi, da quelli proposti dai grillini a quelli che piacciano a un certo giro radical chic che fa campagna in favore di Emma Bonino (che, secondo un sondaggio Swg, piace agli italiani). Ecco di seguito l’editoriale dell’associazione, firmato da Giuseppe e Raffaella Butturini.

C’è un «nostro» presidente?

Un presidente in cui le famiglie italiane – specie quelle con figli – si ritrovano? C’è un presidente per tutti gli italiani che o sono o vengono da una famiglia e che nella stragrande maggioranza desiderano avere o fare una bella famiglia?

In questi giorni tanti nomi si sono fatti sul candidato ideale per la presidenza della Repubblica. Uomini e donne, politici di lungo corso o delle persone espressione della società civile.

Un identikit fatto a partire da diverse istanze, per lo più legate alle ragioni dello schieramento politico, quasi sempre senza alcun rapporto con quelli che sono i problemi e le emergenze più gravi e drammatiche dell’Italia.

Noi chiediamo di tracciare il volto e l’azione di un presidente a partire da quella che è la risorsa prima e insostituibile della società, il suo «cuore pulsante», il luogo dove si generano consumi, relazioni, coesione sociale e fraternità, il luogo dove si genera il futuro della nostra società: la famiglia, «la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio» come scrive all’articolo 29 la nostra Costituzione, con una formulazione dovuta a Palmiro Togliatti.

Un identikit di candidato «ideale» ce lo siamo fatti anche noi. O almeno una «sinopia», un disegno cioè preparatorio, delle linee al cui interno affrescarne il volto, dipingendone precisi lineamenti..

Allora lasciateci fare alcune pennellate. Chiediamo un presidente interprete fedele e coraggioso della costituzione scritta dai padri costituenti. Chiediamo un presidente desideroso e capace di dare piena applicazione a tutti gli articoli della Costituzione. agli articoli 36, 37 e 53 in particolare e soprattutto agli articoli 29-31; questi ultimi legati alla mente e al cuore di Aldo Moro e di Nilde Jotti, artefici della mediazione per arrivarvi e poi formularli.

Articoli inequivocabili nell’affermare il diritto ad una «retribuzione proporzionata… per una esistenza libera e dignitosa» della propria famiglia, assieme al diritto di «concorrere alle spese pubbliche in ragione delle diverse capacità contributive». Articoli precisi e chiari nell’affermare i «diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Inoltre: «Il matrimonio ordinato sulla eguaglianza morale giuridica dei coniugi» con il connesso «dovere e diritto di mantenere, istruire ed educare i figli»: un diritto che nell’articolo 31 prende una concretezza sorprendente: «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose». Una serie di precisi diritti sulla difesa e valorizzazione del principio di autonomia della famiglia, di uguaglianza fra i coniugi, di una libera scelta educativa, del sostegno pubblico ai compiti educativi della famiglia.

Chiediamo un presidente capace di rappresentare tutti gli italiani: il bambino biondo con gli occhi azzurri, prossimo recordman del mondo nei 200 metri di atletica leggera e il nonno novantenne che vive solo, tra mille acciacchi, tra casa ed ospedale. Il nuovo presidente dovrebbe dare voce anche a chi la voce non ce l’ha: ai più fragili, e, primi tra questi – se non altro per ragioni anagrafiche – ai tanti concepiti la cui vita da decenni e ancora oggi dipende dalla loro ‘normalità’ fisica e dalla scelta dei loro genitori di farli venire o meno alla luce. Anche questi ‘piccoli’ sono cittadini da tutelare. Anche questi sono “nostri” figli.

Lo riconosciamo. Decidere di mettere al mondo un figlio non è sempre una scelta facile. Le paure, le preoccupazioni per il futuro ci sono e le conosciamo. Non siamo degli irresponsabili. Ma mettere al mondo un figlio è una scelta terribilmente bella e un dono che ci sorprenderà. E dà speranza di sopravvivenza ad una società condannata al ‘suicidio’ demografico. In Italia e nella stessa Europa, anche se qui in misura un po’ meno drammatica; ma comunque con un «debito generazionale» enorme, dovuto al basso tasso di natalità. Una situazione drammatica e una condanna scritta, in particolare, dalla debolezza delle politiche familiari, figlia di una società che, a poco a poco, ha cessato di scommettere sulla famiglia fondata sul matrimonio – civile, religioso o concordatario. Figlia, più in generale, di una società molto affascinata dall’ideologia del consumo e del desiderio e molto poco dal diritto naturale, molto attenta ai diritti individuali e molto poco al bene comune.

Sì! I figli che avrebbero dovuto esserci, quelli che ci sono e quelli che potranno esserci, restano e sono i nostri figli. Intercessori per noi o garanzia del futuro della nostra terra. Sono la nostra pensione futura, sono le nostre forze lavorative che fra solo 15 anni costituiranno lo sparuto numero di braccia su cui peserà il 63% di popolazione inattiva. Potrebbero essere il dottore che ci opera o l’infermiere che ci medica, potrebbero essere il nostro nuovo sindaco oppure il contadino da cui comperare la verdura. Questi bambini sono il nostro domani; un bambino nato 76 anni fa in una semplice famiglia di immigrati in Argentina è diventato papa. Chi lo avrebbe detto? Eppure non ci sarebbe papa Francesco se i suoi genitori non avessero sfidato fatica e povertà per metterlo al mondo.

Vogliamo essere chiari. Fino ad un giorno prima dell’elezione ci batteremo per un presidente che ami la famiglia, che ami ogni vita dalla primissima alba all’ultimo tramonto; un presidente che metta le mani sull’albero della vita solo per gustarne ogni frutto e riposarsi alla sua ombra. Dopo la sua elezione, chiunque esso sia, noi lo rispetteremo e lo accoglieremo in ogni sua decisione, tranne in quelle che confliggono con la nostra coscienza che per noi resta la prima e quotidiana voce dell’uomo e di Dio.

Giuseppe e Raffaella Butturini
Presidente ANFN

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •