È stato un 2020 di sangue in Nigeria: almeno 2.200 cristiani uccisi

I pastori musulmani Fulani si sono dimostrati anche l’anno scorso più letali di Boko Haram. L’ultimo eccellente sequestro è quello del vescovo ausiliario di Owerri, Moses Chikwe. Ancora non si sa nulla di Leah Sharibu

Non si sa ancora niente di monsignor Moses Chikwe, vescovo ausiliare di Owerri, rapito in Nigeria (Stato di Imo) la sera del 27 dicembre. Nei giorni scorsi si sono diffuse voci incontrollate sulla sua morte presunta, ma è stata la stessa arcidiocesi a smentirle: «L’arcivescovo monsignor Antony Obinna chiede ai fedeli e alle persone di buona volontà di ignorare simili notizie. L’informazione è ingannevole e non confermata».

«SIAMO MOLTO PREOCCUPATI»

Parlando a Fides, don Patrick Alumuku, direttore della comunicazione della diocesi di Abuja, ha aggiunto: «Siamo molto preoccupati perché il rapimento di monsisgnor Chikwe è inusuale rispetto ad altri casi avvenuti anche di recente. Il sequestro è avvenuto molto vicino alla casa del vescovo, mentre questi stava tornando da una messa in una parrocchia. Inoltre vi sono segni di violenza, perché dentro la macchina sono stati ritrovati dei colpi esplosi ma non ci sono tracce di sangue. Ancora più strano è il fatto che l’auto del vescovo sia stata riportata indietro. Inoltre i rapitori hanno fatto ritrovare i suoi paramenti sacri dentro la macchina. Finora non hanno comunicato con nessuno per avanzare richieste di riscatto. Il 99 per cento dei rapimenti a scopi di estorsione sono commessi da pastori Fulani ma è veramente inusuale che abbiano avuto il coraggio di effettuare un rapimento in una città come quella di Oweri, nel sud-est della Nigeria, a maggioranza cristiana».

2.200 CRISTIANI UCCISI NEL 2020 IN NIGERIA

Il sequestro di monsignor Chiwke conferma il deterioramento progressivo della sicurezza in Nigeria nel 2020. In tutto l’anno sono stati uccisi nel mondo 20 missionari: otto sacerdoti, un religioso, tre religiose, due seminaristi e sei laici. Tra i casi più eclatanti c’è l’uccisione del seminarista nigeriano 18enne Michael Nnadi, assassinato dopo essere stato rapito dal seminario del Buon pastore a Kaduna l’8 gennaio. Come dichiarato dopo l’arrest dal suo rapitore, il 26enne Mustapha Mohammed, il giovane seminarista «aveva un coraggio eccezionale. Continuava a pregare e ad annunciare il Vangelo». Per questo uno dei suoi carcerieri l’ha ucciso.

Secondo la Ong Intersociety, almeno 2.200 cristiani sono stati uccisi solo nel 2020 in Nigeria a causa degli attacchi perpetrati da Boko Haram nel nord del paese e dai pastori musulmani Fulani nella Middle Belt. Questi ultimi, ancora una volta, si sono rivelati più letali dei terroristi islamici.

LIBERATE LEAH SHARIBU

L’anno appena concluso è stato caratterizzato anche da sequestri spettacolari, come quello di oltre 300 giovani studenti a Katsina, poi liberati, da parte di bande armate assoldate dai jihadisti. Né cristiani, né musulmani si sentono più al sicuro in Nigeria e quest’anno si sono moltiplicate le proteste contro il presidente Muhammadu Buhari, incapace di garantire l’incolumità dei suoi cittadini.

Il simbolo della persecuzione cristiana in Nigeria, ancora una volta, resta Leah Sharibu, che quest’anno ha passato il suo terzo Natale nelle mani di Boko Haram, senza che il governo abbia fatto nulla per liberarla. La giovane cristiana di 16 anni è stata rapita dal villaggio di Dapchi il 19 febbraio 2018 quando ne aveva appena 14. I terroristi islamici sequestrarono 110 ragazze, tutte di religione musulmana tranne lei. Dopo un mese di angoscia, il 21 marzo i jihadisti riportarono a casa 104 ragazze. «Cinque di noi sono morte durante il viaggio», raccontò una di loro. «Leah è l’unica a non essere stata liberata. I terroristi le hanno chiesto di rinunciare alla sua fede cristiana e di convertirsi all’islam. Ma lei si è rifiutata. Hanno detto che finché non lo farà, la terranno prigioniera».

Oggi Leah ha 16 anni e secondo notizie impossibili da verificare sarebbe stata costretta a sposare un terrorista di Boko Haram e avrebbe partorito un figlio. Per il coraggio dimostrato rifiutando di convertirsi, Leah è stata definita «l’ambasciatrice del cristianesimo nella Repubblica di Boko Haram».