E partirono in due, ed erano abbastanza

In pochi anni, da zero a 500 alunni. Una bomba educativa che, si spera, prima o poi arriverà anche a Roma.
Di quale scuola, molto concreta, racconta in queste pagine il professor Mauro Grimoldi

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Il 15 maggio scorso, in un paese dell’alta Brianza, presidi, profesori, consiglieri di ministri, sindaci (e il presidente della Regione Lombardia) sono convenuti da mezza Europa per discutere di “Nuove forme di istruzione pubblica” in un liceo, il don Gnocchi, che la legislazione italiana vuole “privato” solo perché non statale. Mauro Grimoldi, professore di lettere di questo singolare liceo, riassume in queste pagine la filosofia e il metodo di questa singolare esperienza che, nonostante tutti gli impedimenti, le difficoltà e le pastoie burocratiche che assicura lo Stato italiano, da dieci anni esprime un modello di scuola libera sul quale un governo illuminato dovrebbe confrontarsi seriamente prima di varare qualsiasi progetto di riforma del sistema di istruzione scolastico italiano. Il liceo don Gnocchi nasce nel 1988 a Carate Brianza, una cittadina di 15mila anime della verde Brianza, dove è alto il numero delle piccole imprese e la realtà associativa è molto attiva. Venti i soci fondatori, di provenienza culturale e politica delle più diverse, ma uniti da quello spirito di sussidiarietà per cui si esige che lo Stato intervenga solo ed esclusivamente là dove i cittadini non sarebbero in grado di far fronte da soli alle proprie necessità e bisogni sociali. Persuasi dell’importanza, nonostante i rischi, dell’impresa, i coraggiosi fondatori stipulano un contratto d’affitto col Comune che mette a disposizione della nuova scuola sette locali inutilizzati delle elementari statali locali. Costo annuo dell’affitto: 45 milioni. Nasce così il primo Liceo Scientifico, che nel suo primo anno di corsi accoglie 20 alunni, i figli dei fondatori. Certo, non si può dire che sia un grande affare: il rapporto costi/ricavi è a dir poco fallimentare e il disavanzo deve essere coperto da donazioni private. Ma il tempo, si sa, è galantuomo. Nell’aprile 1989 arriva il riconoscimento legale del Ministero; nel frattempo, la scuola si è già imposta alla pubblica attenzione: si moltiplicano le richieste di iscrizione, tanto che è necessario allargare gli spazi. Nasce allora l’idea di una convenzione col Comune: l’immobile affittato verrà ampliato (costo 450 milioni) per ospitare nuove aule, laboratori e servizi vari, senza spese per l’ente pubblico. In cambio, l’amministrazione comunale concede il diritto d’uso a titolo gratuito per 20 anni. Nasce così l’Istituzione Culturale Don Gnocchi: un liceo Classico, uno Scientifico e, dall’anno scolastico ’96-’97, un corso sperimentale di Liceo Giuridico-Economico (nato dalla collaborazione con banche e associazioni industriali della zona), per un totale di 17 classi, 434 alunni e 43 dipendenti. E le iscrizioni aumentano ancora.

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