È meglio essere liberi e non stopper

Viaggio, perché è così che l’uomo si è fatto progressivamente una coscienza della natura del pianeta, dei confini tra terra e mare. Cartografia ed esplorazioni sono sempre state due dimensioni correlate.

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Planisfero 39

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Viviamo in un tempo di arcigni stopper, votati a impedire il gioco dell’avversario, magari usando il gomito alto o il tackle più ruvido. Da ragazzo mi piaceva enormemente il ruolo del “libero”. Mi piaceva già dal nome, che mi sembrava evocativo della leggerezza, del volo. E poi Picchi, Scirea… Si preoccupavano di assistere i compagni eventualmente superati da un guizzante avversario e poi di impostare il gioco e, alla bisogna, di raggiungere l’area altrui e segnare. Rapido apologo sul calcio dei tempi di Rocco ed Herrera perché non appaia singolare l’elogio di una iniziativa editoriale de Il Giornale.

Doppia premessa. Primo: a me interessano più le idee degli altri che quelle di chi la pensa come me. Secondo: considero sbagliato che ci si consideri portatori dell’unica verità possibile e si neghi ad altre il diritto di cittadinanza o il rispetto dovuto. Il Giornale ha messo in campo una delle più belle e colte iniziative editoriali degli ultimi tempi: la pubblicazione di antiche mappe, di carte geografiche figlie della cultura del proprio tempo. Si chiama “Viaggio nel tempo” e non poteva esserci titolo migliore. Viaggio, perché è così che l’uomo si è fatto progressivamente una coscienza della natura del pianeta, dei confini tra terra e mare. Cartografia ed esplorazioni sono sempre state due dimensioni correlate. La seconda parola: tempo, è quella che spiega l’evoluzione dell’idea di mondo. Esistono carte geografiche antiche che ne descrivono uno irreale, figlio di leggende e non di scoperte. Oggi basta uno scatto da un satellite per conoscere come è fatta la terra. Ieri bisognava armare una nave, costituire un equipaggio, sfidare il vento e le onde, dotarsi di carta e penna e disegnare confini e insenature, arcipelaghi e isole. L’iniziativa de Il Giornale ci fa tornare a comprendere quanto sia importante per l’uomo viaggiare alla ricerca di quello che non conosce, piuttosto che fortificare il porto in cui si è arrivati. Insomma quanto sia meglio essere liberi, piuttosto che stopper.

Foto Shutterstick

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