E già Di Maio tra la brigata Baudo sognava una donna dentro casa

Si sono confrontati alla Camera dei Deputati ed è stato subito un Roma nun fa’ la stupida stasera. I due arcitaliani si sono visti per caso e hanno duettato sulla materia incandescente del popolo in cerca di pastore

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il più nazionalpopolare tra i democristiani incontra il più democristiano dei grillini. Complice una cerimonia in onore di Armando Trovajoli, Pippo Baudo e Luigi Di Maio si sono confrontati alla Camera dei Deputati ed è stato subito un Roma nun fa’ la stupida stasera.

Uno alto alto, l’altro brevilineo. Uno dalla testa argentea, l’altro impomatato, pronto per la sua eterna comunione, i due arcitaliani si sono visti per caso e hanno duettato sulla materia incandescente del popolo in cerca di pastore. Di Maio guardava Baudo come Berlinguer poteva restarsene incantato davanti a un Karl Marx redivivo. Senza il barbuto profeta di Das Kapital, infatti, non ci sarebbe stato il comunismo. E così è Baudo. Senza il profeta di Militello val di Catania – senza l’autore de Il suo nome è donna Rosa – nessuno si sarebbe accorto di Grillo.
«È uno scopritore di talenti, uno di questi», ha subito ricordato Di Maio, «io lo conosco bene». E tutti si sono ricordati di quell’edizione di Fantastico su Rai1. I socialisti italiani vanno a Pechino e scoprono che in Cina sono tutti socialisti: «Ma se tutti sono socialisti», si domandò Grillo in quella serata di varietà, «a chi rubano?».

Cauto e democristiano, Baudo, facendosi largo tra le memorie, ha subito precisato: «L’ho scoperto come comico». Democristiano e perciò avvolgente, l’immenso Pippo nazionale e popolare ha comunque lodato le virtù democristiane del grillino in Lebole: «Arte della mediazione, autocritica, caratteristiche proprie di Di Maio».

Flop o meno del M5S, stordito dalla bellezza di Serena Autieri, travolto dalle battute di Enrico Montesano, Di Maio se n’è rimasto catturato dalla frizzante atmosfera creata dalla brigata degli ospiti, tutti reduci della smagliante avventura della commedia italiana, all’insegna dell’Aggiungi un posto a tavola.

C’è futuro se c’è passato, ha tuonato Baudo a mo’ di monito al giovin Di Maio il quale ha avuto pure i lucciconi nel sentire Montesano evocare con Aldo Fabrizi, mastro Titta, il boja papalino del Rugantino che, zac, tagliava la testa ai reprobi per conto del Papa Re e però cantava «È bello avere una donna dentro casa».

Se ne stava sognante, Di Maio, sulle note di Trovajoli e già sognava la donna da tenere dentro casa, senza pensieri d’amministrazione, raggiante di Raggi nella pace domestica. Senza far danni fuori. È proprio bello avere una donna dentro casa.

Testo tratto da “Il Salamino”, rubrica di Mix24, in onda su Radio 24

Foto Ansa

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