E di nuovo sarà dappertutto un biancofiore, simbol d’amore!

Chi si piglia la francese, chi si piglia la spagnola ma non è francese, non è spagnolo il destino delle urne. C’è dunque l’eterno Ragna-Rock elettorale e tutto questo ritorno è tedesco

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Torna la Prima Repubblica, torna la Balena bianca. Col sistema proporzionale si sveglia l’Italia dei campanili, delle distinte identità e dei territori il cui mare grande sarà il popolarismo dei vecchi fusti: da Ciriaco De Mita a Romano Prodi, da Rosy Bindi a Paolo Cirino Pomicino e sarà dappertutto un biancofiore, simbol d’amore!

Torna lo Scudo crociato, torna “libertas”. Per il Professore di Bologna, sempre profondo nelle sue analisi, nel Pd, per quel che gli riguarda, ci si sta con una tenda canadese, pronta a essere spostata laddove Matteo Renzi fa quel che vuole (e ciò che veramente vuole è starsene accucciato a Silvio Berlusconi). Per la Bindi, presidente della commissione nazionale antimafia, i democratici sono alla fine e Renzi, attuale leader del Pd, sta inseguendo solo la sua convenienza – ma no? – e non quella dell’Italia.

Chi si piglia la francese, chi si piglia la spagnola ma non è francese, non è spagnolo il destino delle urne. C’è dunque l’eterno Ragna-Rock elettorale e tutto questo ritorno è tedesco e Paolo Cirino Pomicino, richiamato in servizio da Ciriaco De Mita, giustamente si chiede: «Perché a Berlino non esiste un partito dal nome “Forza Germania”?». Già, perché?

Tutto si squaglia ma qualcosa quaglia. A Napoli, per ordine di Nusco, capitale della Magna Grecia nonché polis eterna della Balena bianca, sotto lo sguardo vigile di De Mita, si sono riuniti venerdì i democristiani d’antico pelo. Pregustano il ritorno dei bei tempi aggiornando – oltre ai combattenti e reduci, dunque oltre ai Lorenzo Cesa, Marco Follini e Bruno Tabacci – un vero e proprio tridente invincibile di moderati con Raffaele Fitto, Stefano Parisi e… Angelino Alfano. Il mai domo Giuseppe Alberto Falci, cronista numero uno, raccoglie per la Stampa una dichiarazione di Gerardo Bianco: «Il popolarismo ha un potenziale enorme ma servirebbe un Macron italiano». Ma il Macron italiano già c’è: è appunto Alfano ed è così proiettato verso il sicuro successo da averla avuta già cantata chiara, e in francese, dai suoi sostenitori per tramite di Gigi Proietti: «Nun me rompe er ca’!».

Testo tratto da “Il Salamino”, rubrica di Mix24, in onda su Radio 24

Foto Ansa

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